FAQ sull’Energia Nucleare [v1.0] – parte 5 – GESTIONE IMPIANTI
Ecco a voi una parte più incentrata sulla gestione degli impianti
I rifiuti radioattivi possono essere trasportati in sicurezza?
Risposta breve
Risposta lunga
Per il trasporto di elementi di combustibile esausto, i più pericolosi in caso di incidente perché possono somministrare elevate dosi, sono utilizzati trasporti speciali sia su gomma che su linee ferrate. I vari elementi di combustibile sono poi inseriti dentro dei CASK per il trasporto (denominati CASTOR), che sono studiati per resistere ad incidenti seri, si può immaginare un CASK come un lingotto di acciaio a forma di cilindro cavo. La forma è studiata per massimizzare la distribuzione delle forze in un eventuale impatto e la presenza di lamelle sulla superficie esterna permette di dissipare il calore derivante dal decadimento radioattivo degli elementi in esso contenuti.
Questi devono resistere a cadute da alcune decine di metri, resistere a potenti fuochi per 1h senza che l’elemento di combustibile in esso contenuto aumenti la propria temperatura di più di qualche grado, resistere all’impatto di un “treno standard”, tutto questo senza compromettere l’integrità dello stesso guscio protettivo se non in modo lieve ed impedire in modo assoluto il rilascio di materiale radiologico all’esterno.
Questi CASK sono poi messi su rimorchi o vagoni speciali, che hanno ulteriori misure di sicurezza come “airbag” alle due estremità dello stesso per smorzare ulteriormente eventuali altri urti.
In generale quindi difficile immaginare il trasporto in se come una criticità per la salute: la regolamentazione è ferrea e le misure anti-infortunistiche rigorose e il viaggio è un evento straordinario che avviene poche volte l’anno a fronte di immense quantità di elettricità generata.
http://www.world-nuclear.org/info/inf20.html
Per paragone il trasporto di Gas e petrolio ha determinato centinaia di morti, di cui almeno 26 eventi con più di 5 vittime nel trentennio ‘69-99 (vedi pagina 130 e seguenti http://manhaz.cyf.gov.pl/manhaz/szkola/materials/S3/psi_materials/ENSAD98.pdf).
Non si sono ancora trovate soluzioni per le scorie e ci sommergeranno?
Risposta breve
Risposta lunga
Innanzitutto si deve fare una distinzione fra scorie, esistono le scorie ospedaliere, le scorie industriali, quelle da elettrogenerazione e quelle da ricerca (che si possono in larga parte assommare a quelle dell’elettrogenerazione)Si deve poi distinguere il loro livello di radiotossicità, infatti esistono scorie di I, scorie di II e scorie di III livello. Le categorie sono in ordine di attività, prime due categorie sono a bassa attività, generalmente composte da materiali contaminati da materiali attivati (cioè materiali che, sotto flusso neutronico, sono diventati radioattivi in seguito a processi di assorbimento o emissione di nucleoni che hanno modificato gli isotopi stabili in instabili, vedi domanda “che differenza c’è fra attivazione e contaminazione?”), le scorie di terzo livello sono le più pericolose e generalmente sono prodotti di riprocessamento di scorie meno pericolose, parte dei rifiuti industriali, scientifici, ospedalieri e del combustibile nucleare esausto.
La quantità prodotta dipende molto dal tipo di centrale e dalla sua potenza (ovvero dal combustibile utilizzato), per dare una misura media le 218 le centrali oggi in funzione in Europa dei 25 producono annualmente 40 mila metri cubi (ovvero un cubo di 35m per lato) di rifiuti in totale annui di cui 4000 (un cubo di 16m per lato) di terzo livello, ovvero ad alta pericolosità. Di confronto nella stessa Europa sono 100 milioni di metri quadri i rifiuti industriali annualmente prodotti.
In termini energetici per ogni GWh (circa l’energia necessaria ad una metropoli come Milano per 1h) prodotto, in media europea, vengono prodotti 0.055 metri cubici di rifiuti radioattivi generici (di cui 0.0055 metri cubici ad alta pericolosità). Le centrali più moderne sono decisamente al di sotto di questa media. Per generare la stessa energia con carbone o lignite si produrrebbero (in media europea) 180 tonnellate, corrispondenti a circa 500 metri cubici, di rifiuti solidi.
http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=127
Il nucleare produce elettricità in modo rigido?
Risposta unica
Prendendo in considerazione il caso americano, il nucleare made in USA produce circa il 20% dell’elettricità degli stati uniti. In questa situazione il carbone ed il nucleare che assieme assolvono a quasi il 70% della produzione (il nucleare circa il 20%) vengono regolati molto poco, mentre si regolano il gas ed altri combustibili, mentre l’idroelettrico viene usato (ovunque) per compensare, rimanendo inattivo o in ricarica la notte ed in funzione di giorno, per diminuire la differenza di domanda da sopperire con la modulazione degli impianti a fossili, visto che la loro modulazione diminuisce l’efficienza dell’impianto ed aumenta quindi consumi ed emissioni a parità di energia prodotta.
All’opposto, si può considerare la Francia. Questa nazione produce circa l’80% della propria elettricità tramite il nucleare, tutta questa produzione obbliga ad una regolazione della fonte nucleare (questa è una delle due ragioni per cui il nucleare francese ha un fattore di carico così basso), il 15 agosto 2010 si ha avuto ad esempio una variazione in un intervallo da 33 a 42GW di potenza istantanea erogata nel corso della giornata, il dato della potenza funzionante non è noto.
http://clients.rte-france.com/lang/an/visiteurs/vie/prod/realisation_production.jsp
http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/NUCLEARE-filiere.pdf
per le macchine vecchie, le macchine nuove danno prestazioni a dir poco eccellenti, prendere ad esempio il caso ATMEA-1
Quanta energia fornisce una centrale nucleare?
Risposta breve
Risposta lunga
Si può poi utilizzare il calore derivante da una centrale nucleare per il riscaldamento domestico tramite teleriscaldamento, questa opzione è ad esempio già largamente utilizzata ed in costruzione in Russia ed in genere nei paesi dell’est, è ora al vaglio in Repubblica Ceca http://www.world-nuclear-news.org/EE_Czech_reactors_could_supply_heat_2008101.html ed è anche stato utilizzato in Svezia per il riscaldamento di un quartiere di Stoccolma (centrale nucleare di Agesta) ed in altre nazioni europee per alcuni reattori. Questo sistema permette di avere un minor impatto sull’ambiente circostante, tramite un minor utilizzo di acque di refrigerazione, di diminuire notevolmente l’inquinamento da combustibili fossili (e quindi ridurne anche l’acquisto) visto che sono utilizzati degli scarti di produzione che altrimenti andrebbero sprecati. Questa soluzione è stata sempre poco utilizzata per il notevole costo dell’impianto di teleriscaldamento (solo l’impiato di teleriscaldamento per il proposto terzo reattore della centrale finlandese di Loviisa doveva costare oltre 3 miliardi per erogare il calore da un reattre di, indicativamente, 1000MW). Non è possibile dire a priori per il teleriscaldamento quanta energia riesca a fornire un reattore da 1000MW, infatti si deve tenere conto dell’efficienza termica del reattore (più è alto meno teleriscaldamento puoi fare) e la distanza fra centrale e centro abitato (maggiore è la distanza e maggiori sono le dispersioni lungo il percorso).
Per una più esaustiva trattazione sulle centrali che producono non solo energia elettrica, si guardi questo documento IAEA, pag 32-47:
http://www-pub.iaea.org/MTCD/publications/PDF/iaea-rds-2-30_web.pdf
Cosa sono e perchè si usano le torri di refrigerazione?
Risposta breve
Risposta lunga
La torre di refrigerazione serve per diminuire il fabbisogno di acqua di un impianto elettrico, sono componenti molto comuni per gli impianti nucleari. Possiamo semplificare una centrale elettrica come un semplice ciclo termico, si ha da una parte una fonte calda (il combustibile) ed una fonte fredda (acqua), in mezzo c’è un motore che genera elettricità. Tanto maggiore è la differenza di temperatura fra la fonte calda e quella fredda e tanto maggiore è il rendimento elettrico dell’impianto. Per diminuire gli effetti sull’ecosistema di un impianto di generazione elettrica, sono in vigore severe norme sulla differenza di temperatura massima fra l’acqua presa all’ambiente e quella restituita ad esso. Quando un impianto energetico ha una grande potenza, e deve quindi scaricare nell’ambiente una grande quantità di calore di scarto, può non bastare l’utilizzo di un semplice corso d’acqua e si devono utilizzare le torri di refrigerazione: per scaldare l’acqua serve circa 1kcal (4106Joule) di energia per innanzare di 1°C 1kg di acqua, invece per far evaporare 1kg di acqua si necessita di oltre 540kcal (2.3*10^6 Joule), si nota quindi subito che l’acqua quando evapora asporta molto più calore che tramite il suo semplice riscaldamento. E’ quindi possibile sfruttare corsi d’acqua con portate minori o è possibile diminuire l’impatto ambientale sull’ecosistema.
In Italia le torri di refrigerazione sono state generalmente poco usate, infatti sono presenti numerosi corsi d’acqua con portata regolare (quindi non si necessita di torri per sopperire ad eventuali periodi in cui il fiume ha una scarsa portata) e tutti i grandi impianti energetici (ad esempio Porto Tolle, Civitavecchia, Montalto di Castro, Brindisi) sono tutti sul mare, rendendo quindi inutile il loro utilizzo, essendo sui fiumi impianti di taglia mediamente molto inferiore. Al contrario sono molto usati in altri paesi europei, come Francia e Germania, in tutte le loro grandi centrali energetiche non costiere.
http://en.wikipedia.org/wiki/File:20051029_Belchatow_power_station.jpg
Centrale a carbone polacca di Belchatow, si possono notare di fronte i vapori delle due ciminiere e dietro il vapore acqueo uscente dalle 6 torri di refrigerazione
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Nuclear_Power_Plant_Cattenom.jpg
Centrale nucleare francese di Cattenom con le sue 4 torri
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Centrale_santabarbara2006.jpg
Centrale italiana a gas Santa Barbara a Carviglia
Cos’è il fattore di carico?
Risposta breve
Risposta lunga
Il fattore di carico di un impianto è molto importante a livello nazionale per decidere quanti e quali impianti sono da costruire, in modo da programmare la fornitura di energia e nello stabilire il numero di impianti e potenza necessaria a soddisfare la richiesta enegetica.
Il fattore di carico è anche legato al prezzo di una data fonte energetica, ad esempio, per solare ed eolico che hanno costi del combustibile nulli, bassi costi di manutenzione ma alti costi di installazione, il fattore di carico incide in modo proporzionale al costo dell’energia prodotta. Aumentando del 10% il fattore di carico di una fonte energetica a bassi costi di manutenzione e gestione si può diminuire del 10% il prezzo dell’energia prodotta.
Se le fonti energetiche utilizzate in un paese hanno un fattore di carico molto alto (come la fonte nucleare) l’approvigionamento di energia sarà pressochè costante lungo tutto l’arco della giornata, cosa che non corrisponde alla domanda. Se invece le fonti energetiche utilizzate hanno un fattore di carico molto basso (come solare ed eolico) si rischia di rendere instabile la rete e non affidabile la fornitura di energia, aumentando i costi a causa della necessità di molti impianti. Quindi il fattore di carico è un parametro importante per la programmazione di un mix energetico efficiente.
Il nucleare ha mediamente un fattore di carico dell’80% , con notevolissime differenze nazionali, date dall’efficienza produttiva dei singoli impianti, dalla vecchiaia degli stessi e dalla % della produzione nazionale nucleare rispetto le altre fonti, ad esempio, la Francia ha un fattore di carico del 76.3%, che è dovuto dal fatto che molti impianti sono tenuti non produttivi per lunghi periodi per avere una fornitura elettrica assicurata nel periodo invernale, e vengono anche notevolmente regolati durante il corso del giorno (nel mese di agosto c’è una variazione di potenza che raggiunge anche i 10GW su un totale di circa 45GW in funzione, come accaduto il 15 agosto 2010 http://clients.rte-france.com/lang/an/visiteurs/vie/prod/realisation_production.jsp), cosa che invece nel resto del mondo non avviene non essendo necessaria. In Francia, nei mesi invernali i picchi di potenza raggiungono quasi i 100GW, contro i 60GW estivi, da ciò è necessario programmare il funzionamento degli impianti energetici nazionali per avere una potenza assicurata nel periodo invernale. Al contrario, negli USA o in Svizzera il nucleare produce circa il 20% ed il 40% dell’elettricità nazionale con un fattore di carico superiore al 90%, questo dato è dovuto alla bassa percentuale nucleare sul mix nazionale che rende la modulazione inutile e consente agli impianti di lavorare sempre a pieno regime e con la massima produttività possibile dall’impianto (in Svizzera questo è aiutato dal fatto che il resto della produzione elettrica è da fonte idroelettrica).