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Ph.AQ: Compatte, Reflex e Bridge. Informazioni di Base.

Una delle macrodistinzioni possibili nel mondo dell’attrezzatura fotografica è fra macchine che hanno una lente non intercambiabile e  macchine che invece sono parte di un “sistema”, ovvero sono dotate di un parco ottiche intercambiabili e accessori dedicati. Come spesso accade gruppi particolarmente rappresentativi vengono identificati nell’immaginario collettivo con le categorie più ampie, e quindi le macchine fotografiche senza ottiche intercambiabili vengono chiamate “Compatte” (pur essendo spesso ingombranti) e quelle facente parte di un sistema “Reflex”.

In realtà termine “Reflex” deriva dalla presenza di uno specchio inclinato di 45° che riflette la luce che proviene direttamente dall’obiettivo sul mirino ottico, e anche se questo facilita di molto la realizzazione di un parco ottiche versatile tuttavia è ovvio che non sia necessaria (specialmente nel 2010) la presenza di tale specchio per costruire un sistema ad ottiche intercambibili. Ad esempio il sistema Leica M non è dotato di specchio reflex ma di mirino a telemetro. Nel mondo digitale oramai esistono diversi sistemi a lenti intercambiabili dotati di mirini elettronici (Panasonic G, Samsung NX) o senza mirino ma che scattano con l’ausilio unicamente del Display (Olympus EP).

Nell’era digitale il fatto di avere ottiche non intercambiabili integrate ha permesso ai produttori di ricorrere a sensori di dimensione molto inferiore rispetto allo standard della pellicola 35mm abbattendo in tal modo i costi e gli ingombri delle “compatte” digitali permettendo obiettivi con grande estensione focale (grande zoom) e relativamente luminosi.

Invece il mercato “reflex” cercando da un lato di mantenere retrocompatibilità col sistema analogico e dall’altro rivolgendosi a un segmento con una fascia di prezzo superiore e quindi con aspettative di performance superiori ha adottato sensori di dimensione paragonabile a quelle della pellicola 35mm (chiamata anche pellicola 135 o formato Leica o formato pieno).

La dimensione del sistema che cattura l’immagine (sensore o pellicola) viene in gergo chiamato “Formato”. Sebbene pochissimi commessi del Mediaworld sanno della sua esistenza (ho verificato sperimentalmente!) è una delle caratteristiche più importanti in assoluto di una macchina fotografica digitale. In linea di massima un sensore con un’area maggiore permette una nitidezza superiore a causa del superamento di leggi ottiche che limitano la qualità dell’immagine (ad esempio il limite diffrattivo) inoltre catturerà più luce a parità di luminosità dell’obiettivo, questo si traduce in una maggiore pulizia delle immagini specialmente ad alti ISO. Infine, cosa molto importante un formato più grande permette maggior controllo sulla profondità di campo (avete presente quelle foto col soggetto a fuoco e lo sfondo sfocato in modo indistinguibile?), fondamentale nella composizione di una buona foto.

Dimensione dei più diffusi formati per macchine fotografiche digitali. Tratto da Wikipedia.

I sistemi a lente intercambiabile hanno formati che vanno dal 4/3, (17.3 x 13 mm) utilizzato da Panasonic e Olympus, al più grande Medio Formato digitale (53.7 x 40.2 mm) della Hasselblad HD4 (dal costo di svariate decine di migliaia di euro). Altri formati popolari sono il già citato formato pieno (Full Frame in ingelse, abbreviato FF o FX), 36x24 mm che riproduce la dimensione della popolare pellicola, utilizzato su macchine di alta fascia come ad esempio su Canon 5D e 1Ds, Nikon D700 e D3, Sony A900, ed il formato ridotto APS-C (o DX) utilizzato su Pentax e le altre macchine di fascia inferiore di Canon/Nikon e Sony (ad esempio Canon 450D/50D/7D, Nikon D5000/D90/D300 …etc…) di dimensione 22.2 x 14.8 mm per Canon e leggermente più grande per le altre marche.

I sistemi a lente non intercambiabile invece si attestano su dimensioni ben più modeste che generalmente vanno dai 5.76 x 4.29 mm del formato 1/2.5" (utilizzato dalla maggior parte delle compatte economiche e dalle “Bridge”) al 7.6 x 5.7 mm del formato 1/1.7" (utilizzato da alcune compatte di alta fascia) seppur con notevoli eccezioni con formati APS-C (come la serie Sigma DP, Leica X, Sony R). Come ho detto il formato più ridotto permette di ridurre gli ingombri aumentando nel contempo la versatilità e la qualità dell’obiettivo. Impensabile una macchina 35mm con ingombri, luminosità e rapporti di zoom estesi come le fotocamere odierne.

Negli anni è proprio il rapporto di zoom un dei parametri tenuti in maggior considerazione dai consumatori per valutare le macchine fotografiche assieme al numero di megapixel. Si è così creato un segmento chiamato “Bridge”. Spacciato come “la terza via” tecnicamente non ha niente di differente da quelle che sono chiamate “compatte” (stesso formato, lenti non intercambiabili) se non un zoom molto esteso (tuttavia lo zoom “esteso” dipende dalla generazione: oggi vengono definite compatte anche con zoom attorno ai 10x, qualche anno fa neppure il segmento poteva “Bridge” vantare tali caratteristiche) e dimensioni relativamente ingombranti, costi e caratteristiche da appassionati. Tale distinzione non è quindi “tecnica” ma “commerciale”, ovvero non risiede in particolari tecnici, ma si rivolge ad una fascia di consumatori che desidera “qualcosa di più di una compatta”.

In realtà una persona che si rivolge alle Bridge per tale, generico, scopo cercando qualità rischia di rimanere delusa: rapporti di zoom così estremi si possono raggiungere solo sul formato più piccolo possibile (con relative conseguenze spiacevoli), e venendo a compromessi con la qualità d’immagine. Invece chi cerca una macchina con un obiettivo “all in one” troverà il suo paradiso racchiudendo in un solo obiettivo un intero corredo fotografico: dal grand’angolo al supertele, molte Bridge moderne coprono angoli di campo da oltre gli 80° a meno di 6°, per coprire le stesse focali con una 35mm sarebbe necessario un corredo con obiettivi che comprendono focali da meno di 28 mm a più di 400 mm (rapportare alle focali sul 35mm è una pratica comune e viene detta “focale equivalente”), il tutto raggiungendo capacità macro notevoli e luminosità anche di F/2.8 (sebbene la luminosità dell’obiettivo sia poi castrata dal formato piccolo che allunga la profondità di campo e sgrana ad alti ISO).

Adesso che il mercato Reflex ha abbattuto i suoi prezzi a causa del grande successo i due segmenti (Bridge e Reflex) finiscono per intersecarsi economicamente e quindi in molti si domandano se valga la pena di investire su un sistema bridge. La domanda è legittima, ma spesso non si considera che un Bridge con un obiettivo copre un intero corredo. Per coprire le focali coperte da uno zoom 18x su una reflex sono necessari 2 o più obiettivi (Al momento zoom più esteso per reflex APS-C è un Tamron 18-270, quindi 15x, che da solo costa più di qualsiasi bridge e pesa mezzo kg. Generalmente quindi è più conveniente acquistare un obiettivo grand’angolare e un teleobiettivo, con gli svantaggi del caso), ingombri e costi quindi si moltiplicano e ovviamente la versatilità e comodità di un solo obiettivo è inarrivabile, determinando due mercati sostanzialmente differenti.

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