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Cadendo in un buco nero

Rappresentazione artistica di Nizza al tramonto che cade in un Buco Nero

Un buco nero è un’entità astrofisica così massiva che la sua velocità di fuga è superiore alla velocità della luce (quella della Terra è circa 40mila km/h). Questo determina che neppure la luce riesce a sfuggirgli e quindi il buco nero assorbirà qualsiasi radiazione o oggetto capiti nella sua area d’influenza, chiamata orizzonte degli eventi, oltre la quale si vede solo un profondissimo e impenetrabile nero.

Sebbene ipotizzati già nel settecento da un geologo di nome Mitchell e avallati poco più tardi dal grande matematico Laplace, le “stelle oscure” non hanno attirato la curiosità degli astrofisici del diciannovesimo secolo che non sapevano spiegarsi come la luce, priva di massa, potesse risentire della forza di gravità e quindi essere assorbita. La risposta la diede Einstein più di un secolo dopo, dimostrando nella teoria della relatività generale che la struttura stessa dello spazio-tempo viene distorta dalla massa degli oggetti  e quindi in realtà la luce continua a seguire la superficie dello spaziotempo che tuttavia si curva fino a formare un pozzo infinitamente profondo (da cui il nome singolarità) da cui è impossibile uscire.

Cosa succederebbe quindi se cadessimo in un Buco Nero?

Innanzitutto la densità del buco nero è talmente elevata da determinare una differenza di forza fra la nostra testa e i nostri piedi. E se questo all’inizio può risultare in un piacevole stretching mattutino, mano a mano che ci avviciniamo all’orizzonte degli eventi la forza diventerà sempre più violenta fino a strappare il corpo nei pressi delle giunture e più deboli, similmente alle torture medioevali su tavolo con cricco. Verosimilmente la forza diverrà così violenta da strapparci all’altezza della cintura e, sebbene ci siano diversi organi importanti al di sotto della vita, nessuno di essi mi risulta vitale e quindi continueremo a rimanere vivi mentre la tremenda forza di gravità continuerà a strappare il nostro corpo e i nostri piedi saranno maciullati da una forza incredibile e già decine di metri distanti da noi.

Rappresentazione dello spaziotempo che si distorce nei pressi della singolarità di un buco nero

La luce verrà attratta, dalla distorsione spaziotemporale, verso il buco nero come una biglia cadrebbe in un buco come quello in figura (quindi i più trasversali rotolando un po' verso il centro, quelli diretti tuffandocisi dentro) e quindi i nostri occhi vedrebbero un “fiume di luce” di svariati colori che circola attorno a noi ma faremmo molta fatica a guardare verso il buco nero e vedremmo diventare l’universo luminoso (comunque non di un bianco accecante, probabilmente solo un flebile bagliore colorato, ma dipende dalla posizione e dimensione del buco nero) in cui ci eravamo immersi gradualmente sempre più buio e scuro.

Nel frattempo un altro effetto simpatico sarà il provare con mano gli effetti della distorsione dello spazio: il tessuto dello spazio si piega infatti verso l’orizzonte degli eventi determinando quindi che il nostro corpo, senza forzarlo o rompere ulteriormente alcun osso, si restringa sulle spalle e si allunghi a dismisura fino a formare un lungo oggetto filiforme.

Un altro effetto della distorsione spaziotemporale sarà che il tempo, per un osservatore esterno (per noi che cadiamo scorre sempre in ugual modo), rallenta a dismisura fino quasi a fermarsi. Quindi un astronomo che ci osserva esternamente al buco nero vedrebbe un lungo filamento disperato e congelato praticamente immobile che, ancora vivo, raggiungerà la morte nell’arco di qualche migliaio di anni.

Allo stesso modo in cui esiste una parola per ogni causa di morte, ad esempio assideramento per chi muore congelato, ci siamo sentiti in dovere di coniare una parola anche per la morte per accidentale caduta in un buco nero:

Spaghettificazione.

PS: ispirato e in parte mutuato da un discorso del dr. Tyson

Dr. Neil deGrasse Tyson

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