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Religione e Scienza: I round, il moderno Indice

"Facciamo in fretta con questo ritratto che mi sto perdendo la festa!"

E' un articolo che avevo intenzione di fare da tempo, ma per assecondare i doveri di studio del buon Greywolf l’ho rimandato fino a dimenticarmene. Quest’articolo non vuole tanto essere un ragionamento puntuale sull’annoso dibattito fra religione e scienza, ma più che altro una constatazione di uno degli argomenti più spesso tirati in ballo (praticamente sempre) in tale discorso: esistono e sono esistiti moltissimi scienziati credenti, con tanto di elenco al seguito.

Spesso inseriti completamente a sproposito nomi notoriamente non credenti o credenti in termini non attinenti al discorso. Ad esempio Einstein: dubito che dalle sue frasi si possa dedurre un qualche tipo di religiosità dato che si evince una sostanziale indifferenza per credi e divinità. Spiritualità sicuramente. Ma la religiosità è anche l’adesione a un insieme specifico di valori a cui un uomo come Einstein si rifiutava di attenersi. Se non è errato annoverarlo fra i credenti è quantomeno una forzatura, come per molti altri nomi spesso coinvolti a sproposito.

Nella lista però due personaggi non mancano la mai, la cui presenza mi lascia più perplesso del solito: parlo di Galileo Galilei e Isaac Newton, entrambi riconosciuti cristianissimi dallo stesso Vaticano.

Andiamo con Ordine, il primo Galileo Galilei, posto dal Vaticano stesso come

Modello di Scienziato Cattolico. La visione scolastica rappresenta Galileo come un uomo vessato da una Chiesa intransigente nei confronti della sua teoria eliocentrica in contrapposizione con la visione tolemaica dell’universo tipica della Chiesa di quegli anni. In realtà la Chiesa comprendeva benissimo la plausibilità della teoria eliocentrica (magari non il prevosto di provincia, ma di sicuro gli alti papaveri che hanno processato Galileo): d’altronde il principio copernicano si era affermato da quasi un secolo presso le accademie di tutto il mondo. Galileo fu indicizzato e costretto a ritrattare in quando modello pericoloso per l’egemonia vaticana sul popolo: desiderava ardentemente e si prodigava per una alfabetizzazione scientifica, cercando di scardinare le convinzioni della gente comune (che il principio copernicano era affermato significa che era noto a quell’elite ristrettissima che aveva avuto l’occasione di studiare approfonditamente); nel suo testo di conciliazione con la Chiesa, il Dialogo sui due Massimi sistemi del Mondo (Copernicano e Tolemaico, appunto), fu la goccia che fece traboccare il vaso dato che all’esponente clericale, Simplicio, fu fatta fare la figura del fesso (fin dal nome) e le parole di papa Urbano VIII in bocca sua “…ritenendo sempre avanti a gli occhi della mente una saldissima dottrina…” suonavano più come una presa in giro che come il sostegno di un punto di vista razionale.

Infine, e sopratutto, non è mai stato un buon Cristiano, costituendo per questo motivo, in quanto personaggio influente, modello negativo: come insegna Enrico Bellone nei suoi diversi libri su Galileo(Galilei e l’Abisso, La Stella Nuova…etc..), lo stile di vita di Galileo era libertino e per niente rispettoso della dottrina. Frequentava spesso bordelli e locande bevendo smisuratamente (più volte fino al coma etilico), ebbe diversi figli illegittimi con diverse conviventi, senza mai sposarsi. Fu condannato più volte a multe e prigionia per non aver assistito sistematicamente alla messa domenicale (reato grave all’epoca). Insomma non mi pare un modello di buon Cattolico manco del libertino 21° secolo, figuriamoci in piena repressione rinascimentale (e sul fatto che Papa Benedetto XVI soprassedi a tali fatti lascia pensare).

Il secondo, Newton, invece fu un fervente credente (lo ammetto), ma non di quelli che mi vanterei di annoverare fra le mie fila. Il geniale Inglese, oltre che a pii studi teologici (nel suo 22° anno di età inventò il calcolo integrale. Successivamente ne investì 13 nello studiare la Bibbia per determinare l’età della Terra), era dedito a cabala, alchimia, occultismo. Fece voto di castità come i migliori credenti, ma giusto per accorgersi che l’astinenza dal sesso gli causava squilibri comportamentali e umorali che oltre ad agevolare il flusso creativo lo portarono al sadismo: nel 1696 fu impiegato come direttore della Zecca Reale (grazie alle sue straordinarie conoscenze in chimica/alchimia poteva individuare i falsari), e nei suoi diari, solo recentemente resi pubblici dalla Royal Society (e studiati da Micheal White nel suo Saggio su Newton: The Last Sorcerer), confessa di provare piacere nell’osservare la pena somministrata ai falsari: immersione da vivi nell’olio bollente.

Se sul credo di Newton non vi sono dubbi, in luce di questi fatti po' di dubbi sulla sua morale di buon cattolico sorgono.

Il terzo… come? non era previsto un terzo? No, infatti, non l’hanno previsto neanche Giuliano Ferrara, Giorgio Israel o altri vati del vaticano nei loro elenchi di scienziati col bollino di certificazione credenza. Mi sto riferendo a Charles Darwin. Il grande escluso fu probabilmente l’uomo di scienza più credente mai esistito, almeno nei suoi anni da scienziato. Iniziò gli studi di medicina, ma a causa della sua salute cagionevole li interruppe poichè i miasmi e il lavoro sporco del medico (non c’erano sale operatorie sterilizzate e operazioni in laparoscopia all’epoca) lo facevano star male. Fu così che divenne un pastore anglicano, coltivando la sua passione per la biologia insieme ad approfonditissimi studi teologici, specialmente nello studio di come le leggi scientifiche potessero conciliarsi con la teologia cristiana e adirittura avallarla. Fu quindi affascinato dalla “teologia naturale” culminante nello scritto Evidences of Christianity di William Paley, pilastro dell’apologia Cristiana (per cui Paley guadagnò diversi benefit offerti da una schiera di riconoscenti cardinali inglesi), che Darwin affermò nella sua autobiografia essere un punto fondamentale per la sua filosofia di Vita. Sempre in quanto prete di bordo partì sul Beagle nel viaggio che lo rese il celebre naturalista che oggi conosciamo, affrontando il percorso come terapia d’urto alle sue condizioni di salute salute. I sui celebri Diari li raccolse meticolosamente unicamente per passione, spinto dalla volontà di raccontare alla sua famiglia ogni tappa del suo viaggio, non come mestiere (difatti lamenta, specialmente all’inizio, una certa inesperienza nei lavori necessari al naturalista dell’epoca, come la conservazione delle piante ed il disegno). Sempre per passione raccolse le idee dei suoi diari e sviluppò la teoria dell’evoluzione (e altre teorie antropologiche meno conosciute) naturalismo fu il suo “prime hobby” fino alla pubblicazione suoi scritti, mentre il suo mestiere rimanevano gli affari di Chiesa. In vecchiaia, dopo lo sviluppo delle sue teorie, la sua incrollabile fede vacillò, al punto di trattenerlo per anni dal pubblicare scritti oramai già pronti, sfociando in un mai risolto e serrato conflitto esistenziale fra il Cristianesimo e l’agnosticismo. Insomma per me Darwin è il perfetto esempio di uomo di scienza credente, in continua ricerca del trascendente e mai sazio di conoscenza tanto scientifica quanto teologica, uno degli scienziati che in assoluto ha contributo di più alle teorie dell’apologia Cristiana e alla conciliazione fra Fede e Ragione che piace tanto a Benedetto XVI, senza mai però riuscire a smettere di porsi domande e mettere in gioco la propria fede.

Ovvio che il tralasciare un così grande scienziato e così grande credente nei dialoghi fra scienza e fede da parte delle autorità religiose e dei loro araldi giornalisti (e piuttosto la citazione di individui ben poco indicativi se non completamente inopportuni), è indicativa di quanto l’Indice sia ancora attuale, di come un grande uomo possa venire ostracizzato solo perchè rifiuta il dogma cieco desiderato dal Papa.

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