Back

Il Mirino elettronico: Tecnologia o Filosofia?

WYSIWYM e WYSIWYG di un editor testuale

Dalla nascita delle macchine fotografiche a lenti intercambibili a mirino elettronico (EVIL, dall’acronimo in inglese), ampie disquisizioni sono state fatte sulla raison d’etre di tale strumento, che hanno ripreso verve con l’uscita dell nuove Sony SLT e la ventilazione dell’ipotesi di una futura professionale SLT. C’è chi afferma che il mirino elettronico (EVF) è tecnologicamente insufficiente per un uso confortevole, chi sostiene la sua perfetta funzione nel visualizzare la foto già interpretata dal sensore e via dicendo fino alle posizioni estreme: ``L’EVF non serve a nulla'' ``Il mirino elettronico sostituirà a breve quello ottico''.

In realtà non ci troviamo semplicemente di fronte ad una questione di tipo tecnologico che può essere scavalcata con la prossima generazione di display in tutto e per tutto superiori oppure di tipo qualitativo ``Un EVF è meglio di un pentaspecchio ma peggio di un pentaprisma", ma ben più radicata.

Andando per gradi: l’EVF (Electronic ViewFinder, letteralmente “mirino elettronico”) è un sistema di visualizzazione dell’immagine che proietta l’immagine che cattura il sensore della macchina fotografica (raramente, in alcune Sony Alpha, utilizza un secondo sensore ausiliario per consumare meno batteria e aumentare le performance) su un display; se esterno viene chiamato LiveView (quello che oramai usano la stragrande delle compatte). Questo, rispetto ad un tradizionale mirino ottico che cattura la luce dalla scena e la convoglia in un mirino attraverso un sistema di lenti, può avere diversi vantaggi di ordine tecnologico. Per citarne una, quella che mi sta più a cuore, poter vedere porzioni ingrandite di fotogramma mentre si compone la scena, permette di mettere agevolmente a fuoco manualmente con estrema precisione anche senza un sistema telemetrico o stigmometrico senza condividerne gli svantaggi (come l’errore di parallasse per il primo ed ingombri per il secondo) e i costi; ulteriori vantaggi di tipo tecnico riguardano dimensioni, informazioni sovraespresse, luminosità impareggiabile in situazioni di scarsa illuminazione….etc…

Ovviamente non è neanche esente da svantaggi, legati sostanzialmente alla tecnologia: contrasto ridotto e scarsa leggibilità in condizioni di ottima illuminazione ambientale, adattamento molto più lento dell’occhio a cambi di luminosità esterna, saturazione di colori, luci e ombre, consumo delle batterie, riproduzione dei colori non fedele…etc…

Tuttavia ciò che segna veramente una svolta rispetto al tradizionale mirino ottico e qualità apprezzata da molti e disdegnata da tanti è la possibilità di “vedere con gli occhi del sensore” anzichè coi propri. Ovvero un mirino elettronico preleva l’immagine dal sensore, la elabora secondo i parametri prestabiliti (dal progettista e/o dall’utente) e la proietta su un display. Questo processo permette di vedere direttamente nel mirino il jpg elaborato, compreso di eventuali filtri di post processing e impostazioni, anzichè la scena come appare ad occhio nudo filtrata solo dalle lenti.

Ovvero, generalizzando, la differenza rientra sotto l’orribile acronimo WYSIWYM vs WYSIWYG ovvero “What you see is what you mean/get”, termine utilizzato in tecnologia per indicare la differenza fra un editor di basso livello, dove si indica con appositi comandi ciò che si vuole fare per compilarlo in un secondo momento, e un editor di alto livello dove si agisce già sul prodotto finito indicando ciò che si vuole vedere. Ad esempio LateX è un editor di testo WYSIWYM (nell’immagine a sinistra il codice e a destra il risultato compilato), Word (ed Open Office Writer) invece sono editor di testo WYSIWYG dove si agisce direttamente sulla pagina che si visualizza.

Allo stesso modo un mirino ottico mostra la realtà in modo più neutro possibile (con un certo margine), e l’azione sui parametri di scatto non ha riscontri nell’immagine osservata a mirino ma solo nell’immagine finale che si ha la libertà di elaborare in un secondo momento. Invece una preview di tipo elettronica mostrerà (con un certo margine) immediatamente ciò che avrai come risultato dei tuoi parametri ed impostazionie modificandole vai a modificare direttamente ciò che vedi nel mirino.

Questo è un cambio di paradigma, che non è vincolato alle capacità tecniche dello strumento ma ad una scelta personale di approccio alla fotografia. Non è una questione di tipo tecnologico, non è assolutamente “meglio” o “peggio” a seconda del progresso, nè di “futuro” e “passato” ma semplicemente due tipologie diverse di visualizzazione della scena destinate a due persone che intendono la fotografia, quindi che vogliono soddisfare esigenze, di tipo diverso.

C’è anche da aggiungere che, le macchine più avanzate, scattano in formato RAW, cioè non salvano un’immagine ma una lettura del sensore che poi verrà elaborata in un secondo momento dal fotografo con l’ausilio del computer. Se il fotografo non cattura un’immagine ma una “scena”, che poi elaborerà secondo il suo volere con possibilità ben superiori a quelle fornite dalla sola elaborazione on-camera_,_ la pre-visione su un display diventa impossibile poichè l’unica pre-visione possibile risiede nel cervello del fotografo che, conscio delle possibilità del sensore e dell’elaborazione successiva, catturerà la _scena_ per poi estrarne un'_immagine_ in un secondo momento.

Piccola nota finale: due giorni fa è stata rilasciata la Fuji X100, una compatta con un mirino ibrido elettronico-ottico da utilizzare a seconda delle esigenze.

Per commenti, scrivimi ad andrea (punto) idini (at) gmail (punto) com. Static web, no cookies collected.