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La Terra dei Cachi

Berlusconi e Tremonti al G20

In questo ultimo periodo tanto si è parlato di speculazioni e speculatori, del fatto che “i ristoranti sono pieni”  e “l’economia Italiana è solidissima e florida” e sono misteriosi e senza scrupoli Gordon Gekko che muovono i fili di Wall Street per affossare il nostro debito pubblico e la nostra macroeconomia alla faccia dei nostri ristoranti e centri estivi.
Credere a questa rappresentazione dell’Italia è francamente abboccare a propaganda, per cui è ideale nascondere i problemi strutturali reali e presenti  dietro a un nemico esterno, pure sconosciuto e senza volto, che trama nell’ombra come nella migliore delle rappresentazioni disneyane.

La realtà è ben diversa, il trend Italiano dipinge chiaramente un paese allo sbando:

I servizi, dalla ricerca alla sanità passando per l’istruzione e la sicurezza, vengono quotidianamente decurtati, privatizzati e ridotti. Ogni giorno si inventa una nuova gabella e accisa e tassa per spremere il cittadino, fra l’altro con la motivazione “dobbiamo fare sacrifici perchè c’è crisi” (ma non era stata negata questa crisi di fronte a giornalisti e capi di stato di tutto il mondo?). Tutto questo pur senza incrementare di un solo punto l’avanzo primario (i soldi che lo stato avanza, ricevute tutte le tasse, e pagati tutti i servizi, necessari per pagare l’interesse sul debito ed eventualmente saldarlo) in una mirabolante e quasi magica operazione di sparizione di denaro, probabilmente in clientelismi e affini.

Apparato legislativo immenso, contraddittorio, e che anacronistico che non permette lo sviluppo sano del paese e delle sue industrie, e in mezzo a questa babele legislativa la classe politica che nonostante le parole vive nell’immobilismo più assoluto: negli ultimi 2 anni è riuscita ad emettere soltanto 14 leggi, di cui molte ad personam (vezzo non limitato al solo presidente del Consiglio) e che sembra vivere in una torre d’avorio noncurante dei problemi di sotto.

Un sommerso fra i più consistenti del mondo, che pur riempiendo le pizzerie e i voli, contribuisce a uno sviluppo in balia degli avvenimenti economici esterni, che non garantisce stabilità dell’occupazione e della rendita, e non contribuendo allo stato non ne contribuisce alla solidità economica globale.

La disoccupazione giovanile più alta d’Europa, che indica di per se una mancanza di fiducia e volontà di scommessa sul futuro del paese, ma soprattutto un immobilismo sociale ed economico senza precedenti. Questo comporta anche che i giovani con più possibilità (intellettuali e/o economiche) emigrino in altri paesi, regalando ai concorrenti economici del paese manodopera qualificata a costo zero e lasciandoci solo chi è più povero di risorse o e i pochi che sono rimasti contingentemente ad altri fattori.

La popolazione più vecchia del mondo assieme al Giappone e Germania (con una media attorno ai 44 anni, in quarta posizione la finlandia con la media molto più bassa di 42), che però non hanno i problemi di sopra, che pesa sulle nuove generazioni in modo impareggiabile, che tuttavia sono fra le più disoccupate e sfruttate del mondo.

Questa è una fotografia che ritengo piuttosto realistica del paese e dei suoi problemi, a prescindere da quanto siano pieni i suoi ristoranti, voi investireste in un paese così? In un paese che non investe sul suo futuro?

Per quanto pieni possano essere i voli è ovvio che un paese così fatto è un gigante dai piedi d’argilla, che in un congiuntura globalizzata e competitiva è destinato ad arrancare sempre di più e ha alte possibilità di scoppiarsi e quindi gli investimenti a lungo termine diventare rischiosi e quindi poco consigliabili, e con un’immissione enorme di obbligazioni per coprire le spese a causa dell’insufficiente avanzo primario questo si trasforma in un incremento vertiginoso dell’interesse.

L’economia, almeno su queste scale, è legata alla situazione socio-economica del paese, è ottuso sostenere il contrario e non può che far peggiorare la situazione.
Convincersi che l’Italia è un paese che va benissimo e sono i cattivi speculatori esterni è immaginarsi una favola in cui ci sono i buoni vessati dai cattivi, dalle agenzie che abbassano il rating, dai broker che vendono allo scoperto, fa molto disney ma è decisamente lontano dalla realtà economica di questa situazione.
Se l’Italia andasse benissimo e avesse una salute economica rocciosa gli speculatori esterni avrebbero enormi vantaggi a investirci sopra in questo momento, dati i tassi di interesse al massimo storico la situazione sarebbe rientrata rapidamente già quando l’interesse era attorno al 3%

Perché in sostanza questo sono gli investimenti sul debito pubblico di una nazione: una scommessa sul fatto che quella nazione fra 2-5-10 anni sarà in grado di onorare il debito contratto. Ovvero una scommessa sulla sua solidità economica a medio-lungo termine, nel complesso di quella nazione, che continui a crescere e prosperare. Il tasso di interesse è la quotazione di questa scommessa. L’euro, tanto vituperato, è l’entità economica che ha reso fin’ora questa scommessa solida e a nostro favore: nessuno poteva dubitare che un paese con la moneta “più forte” del mondo, in una congiuntura favore, potesse avere dei problemi. Ora che la congiuntura non è così favorevole, le magagne strutturali del paese vengono fuori, e l’euro non basta più come garanzia.

Se le cose vanno male non possiamo quindi dare la colpa a eminenze grige incappucciate, o ancora peggio delirare a proposito di scelte economiche passate, ma dobbiamo ricercare i motivi che spinge la gente a non scommettere sul nostro futuro, ovvero gli indicatori che mostrano che noi stessi non siamo in grado di scommettere sul nostro futuro, e risolverli.

In God’s Name, Go!

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