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[Recensione] Interstellare

No, non vi metto il buco nero!
No, non vi metto il buco nero!

è forse il caso che pure io scrivo il mio solo tangenzialmente sollecitato ma sicuramente non necessario contributo al più recensito film degli ultimi 20 giorni.

Ovviamente, Attenzione Spoiler.

Il problema di una review di “Interstellar”, se non si è estramamente polarizzati, è sempre decidere il taglio. C’è molta carne al fuoco, da una review “scientifica”, esemplificata dalla iconica stroncatura di Phil Plait su Slate (non completamente meritata, vedasi anche il follow up) a una prettamente “filosofica” (blog dei filosofiprecari per una bellissima, pellegrininellaverità per un intero pacchetto). Sceneggiatura, regia dialoghi e recitazione hanno acceso più di una discussione

Sicuramente fotograficamente il film è incredibilmente sofisticato ed il risultato è un capolavoro visivo ed è una delle poche cose indubbie su questo film. Tecnicamente stato girato prevalentemente in IMAX su film 65mm e addirittura il direttore della fotografia van Hoytema (gli ottimi The Fighter, Her, fra gli altri) ha per la prima volta adattato una cinepresa IMAX per riprese a mano libera (imperdibile l’articolo su American Cinematographer).

Ma non parliamo troppo delle cose indubbie, e concentriamoci su quelle in dubbio. Ecco il mio: Interstellar è un _ottimo _film, ma non un bel film. E' vero che dopo il teaser trailer epico con un intero anno di anticipo e una campagna marketing perfetta_ _le mie aspettative erano così elevate che era ben difficile corrisponderle, ma il punto debole di questo film è non approfondire i temi come era lecito aspettarsi dopo contanta attesa.
E' un _ottimo_ film perchè si destreggia con maestria fra tanti temi e tanti aspetti della cinematografia, non è un _bel_ film perchè non eccelle in nessuno di essi (fotografia esclusa).

I temi messi sul piatto sono moltissimi, fanno scorrere le quasi tre ore di un fiato (entrambe le volte che l’ho visto non c’era l’intervallo e non me ne sono quasi accorto). Dai rapporti personali a quelli sociali, dal futuro dell’umanità al futuro della persona, dallo slancio verso l’incognito alla concreta difesa del conosciuto, qualche spolverata di verità scomoda vs bugia conveniente, lo spazio, il tempo, e ovviamente l’amore, questo film sembra più una summa cinematografica del nostro tempo che un film a se. Una review dove andare a prendere i riferimenti, e dove generare discussioni importanti e impegnate, ma non un oggetto artistico con un messaggio focalizzato. Interstellar fallisce dove Cloud Atlas era riuscito: nel suo intento di sintesi. Non vedo insomma molto più della somma delle sue parti, non vedo grosse interazioni fra il dramma familiare e quello globale, nè fra questi e gli altri temi e personaggi. A tratti, in questo ambizioso progetto visivo, sembra di assistere a una sessione di binge watching di una serie TV extralarge, finito l’episodio “vita nel Texas post-apocalittico”, ecco incalzare l’episodio “NASA e partenza struggente”…etc…

La recitazione altalenante (La Chastain mostra tutto il suo essere una giovane attrice che non ha scoperto nulla al di là degli ingredienti nei cereali Kellogg’s. Francamente anche McConaughey mostra uno spettro recitativo troppo ridotto per un film così ambizioso. Dov’è la realizzazione di andare finalmente oltre la stratosfera, per una persona che ha ancora incubi su un test fallito? Lo stupore di tuffarsi in un wormhole?)  e i dialoghi spesso legnosi e intrisi di spiegoni inopportuni (era proprio necessario spiegare che un wormhole è una sfera?) non hanno contribuito a snellire e focalizzare i già molteplici e difficili messaggi.

La sceneggiatura originale rende anche più difficile realizzare un film profondo (il citato Cloud Atlas ad esempio è basato su un romanzo di Mitchell, Solaris di cui parlo poi di Lem), ma alcuni buchi o disattenzioni di sceneggiatura rendono anche l’aspetto fantascentifico del film piuttosto superficiale. Fra gli altri punti deboli, Non sarebbe necessario un team di scienziati per capire che un pianeta pieno d’acqua che subisce distorsioni spaziotemporali avrà onde di marea che rendono inagibile la vita, e anche se non ci fossero un astronomo e un fisico teorico a bordo i pre-briefing alla NASA comprendono piani d’azione dettagliati su eventualità ben più trascurabili di questa.
E nel caso in cui siano davvero esseri umani a salvare se stessi in un loop autoconsistente, sarebbe tutt’altro che una eventualità da festeggiare. Nel caso di sistemi autoconsistenti, armeggiare con la propria linea temporale è l’ultima risorsa disponibile in condizione di assoluta disperazione, cosa che la ben meno pretenziosa saga di Terminator ha capito molto bene: Sarah Connor sa che Skynet perderà, e ogni reiterato tentativo di assassinare John Connor nel passato è una conferma di questo oramai ineluttabile destino che d’altro canto deve passare dal giorno del giudizio (Almeno finchè non decidono di stuprare una saga capolavoro sui viaggi del tempo).

Diversi film hanno affrontato gli stessi temi, focalizzandosi su pochi di essi con risultati ben più profondi, e quindi entrati di diritto nella storia del cinema. Più che del varie volte citato 2001 Odissea nello SpazioSolaris di Tarkovskij mi sembra quello più simile, e ditemi voi se la scena con la citazione letteraria sul sonno e il dialogo sull’umanità non vi ricorda qualcosa (quella volta era Cervantes, questa Dylan Thomas), ma mentre il finale onirico di Solaris (ovviamente spoiler) la dice lunga dell’importanza degli affetti e dei valori familiari per Tarkovskij, il cowboy texano di Nolan non è altrettanto chiaro nel finale decisamente troppo esplicito e “americano”. Un peccato considerati i sempre splendidi finali aperti di Nolan e l’opportunità che anche qua non mancava. Il messaggio è potente, ma non originale e troppo disperso in troppe altre morali per essere ben delineato come meriterebbe, a differenza che in Solaris, dove un film fatto di calma e silenzi viene esclusivamente dedicato ai temi di uomo, stelle, amore e famiglia.

Il tema più originale che Nolan poteva mettere in campo, il pionerismo, al contrario è stato messo in secondo piano. Ero personalmente esaltato da interstellar perché nel teaser trailer vedevo un tema che mi sta a cuore, bistrattato dallo Zeitgeist ambientalista e focalizzato “sul nostro posto nella polvere”: siamo esploratori, pioneri, scopritori. Siamo dove siamo perchè abbiamo abbattuto barriere e non ci siamo accontentati. Perchè abbiamo fatto quello che era possibile fare perché era possibile farlo, e per nessun’altra ragione. Esistono nella storia, ed esisteranno in futuro momenti, in cui questioni più mondane e pressanti renderanno difficile andare oltre, ma sarà grazie a quegli individui che oseranno che la società ne beneficierà. Durante la peste nera Cambridge ha osservato un’esplosione di studenti e ricerca, Boccaccio ha scritto il Decamerone, e i medici iniziarono a smettere di pensare a cause astrologiche per la malattia e iniziarono a sezionare cadaveri e a cercare a far di scienza.
Un messaggio di speranza durante un’epidemia insolubile anche in questo caso, osservare il suo scontro con la società e la sintesi positiva sarebbe stato ben più morale della leggenda del moderno cowboy. Il problema non è che nei momenti di crisi c’è chi deve fare di testa sua, il problema è come far capire alle masse che anche nei momenti di crisi devono venire dati strumenti per progredire, per guardare verso l’alto con speranza. Il mondo non deve si arrestare neanche, in special modo neanche, davanti alla più nera delle prospettive.

Comments

Comment by minstrel on 2014-12-13 17:52:48 +0000

Si, si, si e ancora SI!

Per ora questo è il mio tempo, devo fare cena ai bimbi (e a me stesso), ma ritorno.
Anyway: you must see UTOPIA! 😉

Comment by Andrea on 2014-12-13 22:48:25 +0000

Dimenticavo: mezza delusione anche per la musica. Zimmer è ripetitivo. E il fonico è scivolato sul mixer in alcune scene… Ho capito che vuoi fare l’alternativo e equalizzare allo stesso livello voce, suoni e musica, ma c’è una ragione per cui in tanti anni non lo fa nessuno: è davvero fastidioso…

Comment by Andrea on 2014-12-17 22:10:14 +0000

Utopia lo devo vedere da tempo!
Ho giusto da poco ripreso coi telefilm e mi sto sfagiolando Netflix prima di passare ad altro. Ora, sempre per stare sulla fantascienza, mi sto letteralmente divorando Firefly, e mi sta rallentando l’uscita del prossimo post!

Nulla di trascendente (A parte l’ottima idea di base che in condizioni “di frontiera” le case si costruiscono comunque col fango, e la critica alla società che si divide in primo-secondo-terzo mondo), d’altronde è solo una stagione condita con gag, ma in quanto fantascienza per la fantascienza è tipo la migliore serie mai fatta.

Se si vuole una versione Fast Food anche il film “Serenity” in un paio d’ore è un buon condensato di quella sana atmosfera fanta-western pioneristico-realistica che farebbe piacere vedere più spesso.

Magari farò un altro post a seguire del tuo.

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