Back

Secondo archetipo della bufala: l'autorità ignorante.

Il sito enzopennetta ci offre la seconda rapida lezione condensata della caccia alle bufale. Sebbene sia buon uso che ogni affermazione venga giudicata in se, a prescindere dalla persona che la esprime, nella vita quotidiana si instaurano dinamiche sociali. Una certa persona, o istituzione, viene considerata autorevole o meno su un certo argomento e quindi seguita e valutata competente anche da coloro che non hanno gli strumenti per verificare in autonomia la veridicità delle sue affermazioni, stabilendo così una fonte informativa.

Ci sono istituzioni che godono di autorità a prescindere - in quanto la società è costruita sulla loro autorità: università e istituti di ricerca, tribunali e corte costituzionale, agenzie stampa e alcuni organi d’informazione…etc… Altre istituzioni e privati cittadini, invece, tale autorità se la devono guadagnare attraverso l’affidabilità delle loro affermazioni.

Non sempre è banale scegliere accuratamente le fonti d’informazione. Purtroppo, a volte una fonte affidabile si rivela non tale. Il metodo più efficace per determinare quanta credibilità meriti e quanto affidabile si possa rivelare un individuo, sito web…etc… è scegliere un argomento che si conosce molto bene e vedere com’è trattato da tale individuo o fonte.

Tuttavia, non sempre è possibile trovare una corrispondenza fra la propria esperienza e gli argomenti trattati da un certo autore. D’altronde ci si informa proprio per espandere i propri orizzonti culturali. Inoltre, bisogna stare bene attenti a non condannare con troppa sufficienza, magari in collegamento ad argomenti che non sono il punto chiave di un autore.

Eventuali commenti e opinioni di terze parti possono essere un’ottima sorgente di verifica, dato che lì altra gente confronta la propria esperienza con quella dell’autore. A quel punto è una questione di autorità, dinamiche sociali, e di chi fidarsi in caso di opinioni contrastanti, e non è sempre facile discernere argomenti profondi da altri argomenti meno. In linea generale la bibliografia gioca un grosso ruolo nel distinguere una conoscenza approfondita da una di seconda mano, ma non è ancora detto.

Ci sono però casi in cui è possibile farsi un’idea piuttosto precisa di strafalcioni e inconsistenze su argomenti. Negli ultimi tempi Enzo Pennetta (vedi il già linkato articolo e alcuni precedenti) ben mostra un fulgido esempio di strafalcione sulla fondazione. Il sito e l’autore, che si pongono la difficile impresa culturale di criticare scientificamente il darwinismo e altre teoria, in realtà non hanno un’idea ben chiara e aggiornata delle definizioni di specie e razza (oltre a non avere una buona formazione in geografia, credendo che la Malesia sia in Africa, anche nell’era di google), che il buon GVDR precisa e inquadra con riferimenti bibliografici come sempre puntuali.

Quindi beh, semplicemente a questo punto difficile dare alcun credito di competenza in biologia, o almeno in tassonomia a un individuo che ha dimostrato di non sapere cosa sia una specie.

Update: Altro mirabile esempio e' nell’articolo subito sequente, dove in modo piuttosto questionabile viene fatto un punto sul Darwinismo come istigatore di odio. Interviene poi l’autore stesso della fonte citata, Antonio Scalari, diverse volte in modo estremamente piccato poiché e' stato travisato:

Un’altra cosa, mi perdoni: la tesi è mia, l’autore sono io. Scrivere un titolo come quello che ha scritto, in cui si cita il prof. Barbujani e una presunta “verità” che si sarebbe svelata, è ambiguo e scorretto, ma scorretto soprattutto nei confronti del professore, che sembra abbia avallato chissà quale rivelazione. Anche questo, oltre alle citazioni parziali, sono modi parecchio “curiosi” (e uso un eufemismo, perché voglio contenermi) di scrivere e promuovere le proprie tesi in modo razionale. Comunque, tant’è. Ormai l’ha fatto.

Update Finale: credo degnamente conclusa la parabola del Pennetta con questo ultimo articolo e relativi commenti. Il nostro non e' nuovo diffondere bufale sul suo sito, e come potesse continuare ad avere seguito ha sempre stupito anche me. Ma un ottimo Luigi lo quadra chiaro e tondo estraendo con spirito d’intervista la filosofia d’informazione del Pennetta. Nella peggiore tradizione complottistica, le notizie si dividono in “ufficiali” e “vere”. Ci sono “le notizie per il popolo pecora” che possono essere trovate “comprando Repubblica”, e poi le sue che con spirito investigativo le mette a disposizione dell’utenza pescandole da siti assortiti (in questo caso Veterans Today, un sito che principalmente sposa la tesi del “false flag”, ovvero attacchi orditi dal governo, per qualunque cosa riguardi gli USA e ovviamente principalmente l'11 settembre) ovviamente senza nessuna verifica delle fonti nè della plausibilità.

Luigi incalza “Io sono uno di quei giornalisti professionisti che fa le notizie per le pecore Enzo” ma dopo pochissimo Enzo sbotta uno sproloquio senza capo ne coda

Quindi sei uno di quelli che semina stronzate in giro e vieni pure a fare la morale qui?
[…] E non te ne frega un cazzo della gente che muore per l’uranio impoverito o sotto le bombe saudite nello Yemen, sono i giornalisti come te la vergogna della categoria.

e procede al ban del malcapitato. Nessuna risposta all’appello di Luigi da parte dell’utenza:

gradirei davvero, per curiosita’ professionale, avere una risposta dall’utenza normale, da quelli che sono tanto brillanti e parlano sempre di cose che io non capisco come filosofia e matematica, su come mai dopo gli exploit sovrastranti questo sito sia ancora nella vostra barra dei preferiti e goda ancora di un barlume di affidabilita’.

che evidentemente si vergogna del padrone di casa, almeno finche' non stimolera' nuovamente i propri pregiudizi para-religiosi.

Comments

Comment by E.K.Hornbeck on 2015-05-03 15:48:46 +0000

Perfettamente d’accordo sulla sostanza di quanto scrivi.
Ho un piccola obiezione sulla forma; precisamente sull’uso della parola “autorita'”.
Forse ho problemi con la medesima e, sopratutto, con il “principio di autorita'"; quando la sento nominare in ambito scientifico, ho un leggero attacco di orticaria.
Io preferisco distinguere (ma credo sia l’uso corrente) tra “autorita'” e “autorevolezza”.
L'“autorita'” corrisponde a un potere oggettivo, decisionale, spesso gerarchizzato e coercitivo. L'“autorevolezza” e' qualcosa di piu' impalpabile, riconosciuto soggettivamente dai singoli e non coercitivo; sinonimo di “affidabilita'”.
Nel tuo esempio relativo a “università e istituti di ricerca, tribunali e corte costituzionale, agenzie stampa e alcuni organi d’informazione”, i tribunali e la corte costituzionali hanno certamente autorita' e, si spera, anche autorevolezza. Forse anche alcuni organi di informazione, se ufficiali.
Ma le universita', gli istituti di ricerca, le agenzie di stampa e gli organi di informazione (non ufficiali) hanno solo (sperabilmente) autorevolezza.
Credo che, in ambito scientifico, l’autorita' sia un male e l’autorevolezza l’obiettivo da raggiungere.
Certo che, per quanto mi riguarda, Pennetta ha una sua forma di anti-autorevolezza poiche', quando leggo una sua affermazione, parto prevenuto pensando che sia errata.

Comment by Andrea on 2015-05-03 16:08:44 +0000

Ottima precisazione Hornbeck.
Francamente non credo neanche che l’autorità “potere oggettivo, decisionale, spesso gerarchizzato e coercitivo” sia così un male in ambito accademico. Purtroppo è difficile oggi concentrarsi su progetti proprio per questa mancanza di mera autorità.

Ognuno è indipendente, significa anche che ognuno deve farsi da Manager, sul breve, medio e lungo periodo, da PR, da segretaria e essere perso in mille cose che non sono strettamente la ricerca, dallo stilare progetti al rimbalzare come una palla per conferenze.

E' bene avere un sapore di poliedricità, ma si è passata la misura imho in molti ambiti di ricerca.

Poi beh, nel mio articoletto l’autorità non è il comandante in capo ma è la persona che possiede autorevolezza. Forse in italiano è più appropriato la parola “luminare”, ma è ancor meno precisa.

Che alcune persone, Pennetta incluso, guadagnino anti-autorevolezza (o diventino autorità della bufala) è solo il normale procedere quando le bufale si accumulano. E' un punteggio che va sia in positivo che in negativo. 😛

Comment by Luigi on 2015-07-09 07:13:56 +0000

Grazie di aver citato i miei commenti.
Personalmente sono proprio curioso di capire come sia possibile che della gente si affidi a qualcuno che evidentemente fornisce informazioni inaffidabili e spaccia bufale assortite, utilizzando metodi meschini nella moderazione dei commenti e ban fra l’altro.

Comment by Andrea on 2015-07-19 18:48:08 +0000

Grazie Luigi,
benvenuto. Francamente il meccanismo della bufala non è ben chiaro neppure a me, a un certo punto mi sembra ovvio che si decida di guardare dove fa piacere.

Per commenti, scrivimi ad andrea (punto) idini (at) gmail (punto) com. Static web, no cookies collected.