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Europa, media e rifugiati

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by winnond, FreeDigitalPhotos.net

La foto del corpo senza vita di un bambino di tre anni fa il giro del mondo e le maggiori testate internazionali si dimostrano particolarmente sensibili verso i rifugiati in Europa. Ma la tendenza cambia nel giro di un mese e la comprensione iniziale si trasforma in indifferenza, se non avversione.

L’immagine del piccolo Aylan Kurdi, disteso inerme su una spiaggia turca, è stata pubblicata il 2 settembre 2015 e ha portato con sé un’ondata di emozioni e controversie, politiche e umanitarie, in tutta Europa.

A tal proposito, l’European Journalism Observatory (EJO) ha condotto una ricerca in  otto paesi dell’Unione Europea, al fine di esaminare come i giornalisti del vecchio continente abbiano affrontato la crisi dei rifugiati, in un momento di particolare sensibilità collettiva.

Questa rappresenta la prima dettagliata analisi di come i giornali europei abbiano riportato lo spostamento di circa 750,000 persone nel Mediterraneo, nel corso dell’ultimo anno, rivelando trend globali e pregiudizi politici che trasccendono i confini nazionali.

Repubblica Ceca, Germania, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo, Regno Unito e Ucraina, le nazioni prese in considerazione dal report. Sinistra, destra e tabloid, le categorie di rappresentanza delle testate giornalistiche analizzate; tre per paese.

Il report di EJO ha rilevato che i giornali dell’Europa occidentale si dimostrano generalmente più compassionevoli nei confronti della situazione dei migranti e rifugiati. Mentre l’Europa dell’est e i Paesi Baltici mostrano per lo più un atteggiamento negativo o indifferente, se non addirittura anti-Europeo.

La ricerca analizza come gli articoli legati alle scelte politiche, per affrontare la “refugee crisis” in UE, fossero caratterizzati da un angolo positivo. Difatti, la collaborazione fra i membri UE per risolvere la crisi è stata particolarmente apprezzata dai media europei. Tuttavia, i toni negativi non mancano, soprattutto quando i politici europei falliscono nella loro cooperazione (fatto che, inutile dirlo, attira particolarmente l’attenzione mediatica).

Gli aspetti politici e umanitari della crisi hanno particolarmente caratterizzato il taglio giornalistico in Europa, nel corso del mese di settembre. Come inizialmente accennato, l’immagine del bambino morto sulla spiaggia ha attirato una particolare attenzione. L’indignazione da parte di coloro che non accettavano la circolazione di una fotografia tanto cruda, quanto scomoda e reale, si univa alla fugace scossa di sensibilità collettiva.

Germania, Italia, Portogallo e Regno Unito sono i paesi occidentali che più hanno dedicato spazio alla crisi, scossi dal moto di tenerezza portato da quella immagine. Tuttavia, passata la notizia, il numero di “storie umanitarie” è diminuito notevolmente, per dare maggiore spazio alle controversie politiche a livello europeo.

“However in all four these countries the number of positive humanitarian stories had decreased nearly to the level they had been before the photographs by the 11/12 September,” (EJO).

Questa è la dimostrazione che l’impennata di servizi giornalistici che si dimostrano empatici verso la crisi, dopo la circolazione della fotografia, non h significato un cambiamento a lungo termine nell’opinione mediatica. EJO identifica questo scossone più come una fugace reazione emotiva alla storia di Aylan Kurdi.

Nel dettaglio, Caroline Lees, editore della versione inglese del sito di EJO e riercatrice presso Reuters Institute for the Study of Journalism, ha affermato: “La presa di posizione di David Cameron sull’UE e sui rifugiati è stata riccamente coperta all’inizio di settembre. Quando la sua posizione si è ammorbidita, dopo le immagini di Kurdi, i media lo hanno generalmente appoggiato, anche se per un tempo limitato.”

Particolare è il caso della Germania, la quale ha accettato di accogliere il maggior numero di migranti. Notizie riguardanti i rifugiati erano già ampiamente positive e diffuse fra i rotocalchi locali, rimanendolo per tutto il corso di settembre. Tuttavia, anche in Germania, entro la fine del mese il numero di articoli dal tono positivo ha cominciato a scendere.

In Italia, è l’ala giornalistica di destra, rappresentata da  Il Giornale, a dimostrarsi particolarmente negativa verso i migranti in arrivo nel ‘Bel Paese’.

I giornali analizzati nell’Europa dell’est e nei Paesi Baltici hanno dedicato molto meno spazio alla crisi. Repubblica Ceca, Polonia, Lituania e Ucraina si sono sempre focalizzate sulla politica (locale ed europea), piuttosto che sulle questioni umanitarie, con una tendenza più negativa, soprattutto nei confronti dell’Unione Europea.

 

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