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Introduzione minima al libero arbitrio

 

Siamo veramente liberi di compiere le nostre scelte?
Non ho la presunzione di darvi una risposta a questa domanda. È già abbastanza difficile cercare di capire cosa significherebbe avere il libero arbitrio , cosa implicherebbe e cosa dovremmo poter presupporre se esso fosse una proprietà realmente esistente.

Ma, dato che non ha molto senso cominciare un lavoro dalle fondamenta se qualcuno ne ha già fatto una parte al posto tuo, seguiremo la traccia di un interessante articolo condiviso dal blog Le Scienze.it .

Prima di passare ad analizzare alcuni punti critici dell’argomentazione dell’articolo, tuttavia, è necessario provare a concordare cosa possa significare “libero arbitrio”; cosa vogliamo dire quando parliamo di tale presunta proprietà?

Cominciamo da una definizione fornita dall’autrice:

a)Se le tue decisioni future sono determinate dal passato, non hai il libero arbitrio.
b)Se le tue decisioni future sono casuali, significa che nulla le può influenzare, e quindi non hai il libero arbitrio.
c)Se le tue decisioni sono una qualsiasi combinazione di a) e b), non hai il libero arbitrio.

Questa definizione (in verità una definizione in negativo) mi sembra sia una buona base di partenza; si potrebbe (e quando ritorneremo sul tema in altri articoli lo faremo) obiettare che si fa un uso troppo grossolano dell’aggettivo “determinate”, e che questo comporta già un certo tipo di risposta; ma tale definizione ha l’enorme vantaggio di sgombrare il campo da altre definizioni ancora più vaghe o deboli del libero arbitrio. Ad esempio, nella entry della Stanford Encyclopedia of Philosophy riguardo il libero arbitrio tutte le interpretazioni di esso fornite dal paragrafo 1 al paragrafo 3.2 (incluso) sono interpretazioni che non riescono a cogliere il punto (o sono semplicemente e palesemente false, come quella di Sartre), con l’eccezione forse dell’interpretazione fornita al paragrafo 1.2 e a quella attribuita a Scoto al paragrafo 3.2.

Non importa, infatti, _cosa sia a determinare la nostra scelta ─ _il funzionamento dei nostri neuroni, le leggi di base delle particelle elementari, i nostri desideri e pulsioni innati o la forza di una motivazione razionale; ciò che conta è se l’azione compiuta in un momento t3 sia completamente determinato da uno o più di questi fattori presenti nel nostro stato psicofisico complessivo nel momento precedente t2 , e tale stato psicofisico complessivo nel momento  t2 sarebbe a sua volta completamente determinato dai fattori psicofisici del soggetto al momento t1 e via dicendo.

Abbiamo il libero arbitrio se e solo se c’è un momento tn tale che, pur essendo esso determinato dai momenti che lo precedono secondo una regola di causa-effetto, si apra a molteplici determinazioni del momento successivo:

t1a

tn            t1b

t1c

 

Ciascuna delle quali sarebbe un risultato ugualmente possibile al momento tn, e pertanto nessuna di esse sarebbe un risultato strettamente necessario. Vale a dire che tutte le determinazioni e le proprietà presenti nel momento tn  sarebbero sufficienti a causare l’una o l’altra delle determinazioni del momento successivo, nessuna delle quali sarebbe univocamente pre-determinata rispetto alle altre.

Ripeto che per “determinazione” qui non si intende quella legata ad un certo tipo di determinismo fisico, per cui lo stato della materia in tutto l’universo (quindi anche quello dei nostri corpi, cervello compreso) è determinato causalmente dai suoi stati precedenti. Anche l’idea che entità solitamente descritte come non materiali come i valori, le ragioni, i desideri, i principi siano di per sé necessarie e sufficienti a determinare in modo univoco una scelta è una forma di determinismo che renderebbe il libero arbitrio ugualmente illusorio; se la presenza nella nostra psiche di una motivazione adeguata è sufficiente a determinare univocamente il modo in cui ci comporteremo, allora siamo solo una specie di ciechi calcolatori di ragioni, e la cosa chiamata volontà non è altro che il risultato di un tale calcolo, piuttosto che una facoltà indipendente.

Abbiamo il libero arbitrio se e quando le ragioni per agire in un certo modo, i nostri vizi, le nostre passioni ed i nostri principi non ci vincolano — né da soli né presi come un insieme di fattori — a compiere una ed una sola scelta, in altre parole quando tale scelta non è di fatto per noi l’unica possibile (il che la renderebbe una scelta necessaria, quindi una contraddizione in termini). Beninteso, con ciò non si intende che il libero arbitrio consista nel poter scegliere qualunque cosa indifferentemente (libertas indifferentiae) ; tutti i fattori elencati prima, in altre parole la nostra costituzione psicofisica, nel migliore dei casi restringono sempre il campo delle scelte possibili; non solo, infatti, è evidente che noi non compiamo mai nulla senza motivo (che sia un motivo razionale, una pulsione, un desiderio ecc) ma è altresì chiaro che l’educazione (l’insieme dei valori a cui siamo stati esposti e che possiamo anche solo prendere in considerazione), le abitudini, il temperamento limitano sempre il campo delle scelte anche solo concepibili da un individuo in un dato momento. Anche se il libero arbitrio ci fosse e se noi umani lo possedessimo, non “entrerebbe in azione” indipendentemente dall’intelletto, dall’emotività, dal carattere e dalla nostra costituzione. E' piuttosto _una volta che tutti questi fattori hanno compiuto il loro lavoro _che, se si danno le condizioni causali (necessarie) per non uno ma più scenari diversi e nessuna di esse è di per sé sufficiente a determinare in modo univoco uno scenario preciso, che quella facoltà vaga che chiamiamo volontà si manifesta, e si manifesta precisamente come quello che chiamiamo libero arbitrio.

Da quanto detto possiamo cominciare a trarre alcune conseguenze.

Anche se avessimo davvero il libero arbitrio, non è detto che saremmo in grado di giovarcene ogni volta che siamo chiamati a scegliere. Anzi, non è detto che quelle che crediamo essere delle scelte lo siano sempre. Tutto ciò che la definizione del libero arbitrio che abbiamo appena fornito richiede, è che in certi momenti abbiamo a disposizione la possibilità di scegliere tra vari scenari senza che nessuno di essi sia determinato univocamente, senza che sia l’unico possibile. Per fare un esempio, per un ludopatico spesso l’unico scenario possibile è continuare a giocare: anche se tale scenario gli appare spesso come una _scelta, _nei fatti spesso non lo è. Si ha una scelta quando si dispone dei poteri causali necessari a portare a termine più scenari alternativi; e nel caso di vizi radicati, spesso in effetti non possediamo i poteri causali necessari a smettere di colpo quando lo vorremmo. Ecco perché, in mancanza di una motivazione o passione altrettanto forte, non si riesce quasi mai a smettere di fumare di punto in bianco. Ma è ragionevole supporre che anche per un fumatore incallito uno scenario possibile, causalmente a sua disposizione, sia quello di fumare una sigaretta in meno, di consultare uno psicologo e via dicendo — in altre parole di cominciare a rieducarsi, ad aprirsi faticosamente la strada verso una maggiore quantità di scenari che domani saranno a sua disposizione.

Il libero arbitrio, se esiste, non significa certo che ciascuno di noi sia indifferente alla propria storia, alle proprie abitudini ed ovviamente anche al modo di funzionare del cervello in genere e del proprio cervello. Se una proprietà come il libero arbitrio esiste ed appartiene a noi esseri umani, essa implica piuttosto che in certi casi, se siamo abbastanza fortunati, possiamo provare lentamente a rieducarci per arrivare, prima o poi, a riuscire a portare a termine la scelta che vorremmo ma che magari di fatto non è al momento davvero a nostra disposizione. A trasformare, in altre parole, una fantasia o una velleità in uno scenario possibile.

Resta da vedere, appunto, se dato quello che conosciamo dell’universo sia concepibile l’esistenza di una tale proprietà. E, in caso negativo, cosa dovremmo cambiare della nostra visione del mondo e del modo in cui ci rapportiamo con gli altri, sia nel privato che per ciò che appartiene alla sfera pubblica.

Ma di questo torneremo a parlare prossimamente.

Comments

Comment by Andrea Idini on 2015-11-20 09:28:29 +0000

Bell’articolo Aaron.
Domanda: se le opzioni t1a, t1b, t1c sono ugualmente possibili, indeterminabili a priori fra loro, ma meccanicisticamente determinate (e magari anche quantificate), si puo' parlare ancora di libero arbitrio?
Esistono altre condizioni a parte l’offrirsi di un ventaglio di soluzioni imprevedibilmente avveranti?

E, secondo tale definizione, se un elettrone preparato opportunamente al momento t1, al momento t2 potra' essere nella posizione “a” o “b” con opportune probabilita' ma e' assolutamente impossibile sapere quale delle due (o piu') fino alla misura, si puo' dire che abbia compiuto una operazione di libero arbirtrio?

Comment by Aaron Allegra on 2015-11-24 11:00:27 +0000

Il problema non è epistemologico (i.e. della nostra conoscenza dell’evento) cioé l’imprevedibilità, ma ontologico (di ciò che l’evento è in sé), quindi dell’indeterminatezza al momento t. L’idea (tutta da verificarsi) è che in un dato momento t siano presenti tutte le cause necessarie a t1, t2, e t3 tranne forse la causa specifica a cui corrisponde ciò che nell’esperienza soggettiva chiamiamo volontà, che in questo caso dunque (e probabilmente non in altri) sarebbe libera in quanto ha aperte diverse strade davanti a sé e non una soltanto.

Se una opzione piuttosto che un altra fosse meccanicisticamente determinata già al momento t non si potrebbe parlare di libero arbitrio, ma solo di una “illusione” dell’osservatore, che dal suo punto di vista non può prevedere quello che succederà, che però è in sé stesso già predeterminato. E del resto, questa definizione potrebbe spiegare cosa intendiamo per libero arbitrio quando lo riferiamo ai comportamenti che osserviamo negli altri (li chiamiamo “liberi” perché non possiamo prevederli con certezza) ma non quando lo riferiamo a noi stessi: non intendiamo certo dire che NOI siamo liberi perché non possiamo prevedere ciò che noi stessi faremo!

A ciò aggiungi anche che oltre al determinismo, e con questo traccio un quadro che dovrebbe essere abbastanza completo da rispondere anche al tuo secondo problema, anche la “casualità” esclude la libertà, come viene sostenuto nella definizione iniziale tratta dall’articolo che cito. Definizione che complessivamente sottoscriverei.

Comment by Andrea Idini on 2015-11-24 12:36:26 +0000

Non ho ben capito.
Consideriamo un sistema in cui al momento sono presenti tutte le cause che al momento potrebbero prefigurare molteplici effetti a,b,c senza esclusione l’un l’altro.

Cosa distingue a questo punto un sistema umano da uno non umano?

Rispondere “la causa soggettiva” mi sembra un avvitamento del problema.

Comment by Aaron Allegra on 2015-11-24 15:16:23 +0000

Ci sono dei presupposti impliciti nella mia definizione formale, ovviamente.
Cambia il fatto che l’azione libera si colloca in un contesto in cui
1- un sistema è capace di azione.
2- un’azione non è semplicemente un moto bruto, ma il risultato di un processo cognitivo
3- tale azione è frutto di un processo cognitivo conscio.

All’interno di questo sottoinsieme, un sistema cognitivo cosciente potrebbe ancora essere un sistema deterministico, cioé poter compiere di volta in volta una ed una sola scelta, realizzare un unico scenario possibile. Ed è lì che inizia il mio discorso.

Un evento del tipo che descrivi tu non è nemmeno un’azione, è semplicemente il frutto di un moto. Come vogliamo definire un tale moto in quel contesto (io lo definirei “indeterministico” piuttosto che libero) è irrilevante ai nostri scopi e agli interessi teorici e pratici per cui solleviamo la questione del libero arbitrio.
Per il semplice fatto che affinché un movimento sia definibile azione, tale movimento deve essere attribuibile ad un soggetto, e ad un soggetto cosciente. Nel caso da te citato non c’è neanche il soggetto dell’azione, insomma.

Comment by Andrea Idini on 2015-11-24 22:54:30 +0000

Non c’è il soggetto perchè appunto sto cercando di capire nel contesto che le due definizioni usate argomentano, che è più ampio di quello di un soggetto cosciente (non si fa uso di cognizione e di coscienza nell’intero articolo).

D’altronde continuo a ritenere che definire il libero arbitrio utilizzando la coscienza sia di nuovo un ruotare su se stessi, perchè anche la coscienza come la intendiamo è tale in quanto libera.

Così come il “processo cognitivo” non è a prescindere chiaramente separabile da un “moto bruto” senza di nuovo far ricorso a qualche forma di deus ex machina, che è più un ghost in the shell.

Per commenti, scrivimi ad andrea (punto) idini (at) gmail (punto) com. Static web, no cookies collected.