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21° secolo Cyberpunk: alla ricerca di una identità

"I feel confined, only free to expand myself within boundaries."
"Mi sento limitata, libera di espandermi unicamente entro confini"

Immagina di svegliarti in un letto e ti rendi conto che il tuo corpo è diverso da come ricordavi. Immagina di poter essere chi desideri, giorno per giorno. Potresti imparare cose e immagazzinare ricordi con un click, le sconfinate realtà possibili sono raggiungibili istantaneamente. A quel punto ti alzi dal letto, onnipotente e onnisciente nel corpo che ti sei scelto, guardandoti nello specchio analizzando ciò che vedi attraverso banche dati di informazioni sconfinate, ti accorgerai che non è mai stato tanto difficile risponderti alla domanda “chi sono io?”.

Il cyberpunk nasce come corrente letteraria alla seconda metà del secolo scorso e si diffonde presto su altri media. Connota in modo piuttosto forte e dettagliato il futuro, cercando un realismo letterario all’interno della fantascienza.

Al suo interno vi sono diversi generi e tematiche, ma uno dei temi più ricorrenti è quello dell'identità. T_ematica che emerge naturalmente a causa dello specifico immaginario connesso al cyberpunk e agli effetti particolari dello sviluppo tecnologico. Inoltre, è uno dei temi più cari al pioniere letterario Philip K. Dick, il quale è stato uno dei padri di questa corrente in alcuni suoi capolavori (Gli androidi sognano pecore elettriche?). Quello dell’identità è forse il più chiaro filo conduttore della poetica di Dick, che sempre si snoda fra livelli di coscienza (Un Oscuro Scrutatore e La svastica sul Sole_ in particolar modo) ed è intrisa di domande esistenziali sulla natura dell’identità e della realtà a cui egli forniva risposte con un taglio particolarissimo.

Due film cardine della cultura fantascientifica moderna, Blade Runner e Ghost in the Shell attingono a piene mani dalla cultura sviluppata in seno a questo sottogenere della letteratura del secolo scorso, per fornirci due capolavori del grande schermo. In questo primo articolo mi concentro sulla sceneggiatura e la definizione di identità che i due lavori danno al suo interno, nel secondo invece svilupperò di più il contenuto stilistico.

"Più umano degli uomini" è il nostro motto.

“Più umano degli uomini” è il nostro motto.

Il primo film si snoda fra l’indagine dell’ex poliziotto e Blade Runner Rick Deckard (una traslitterazione di Renè Decartes) e la fuga di un gruppo di replicanti, androidi super-umani costruiti per avere quattro anni di vita, alla ricerca di più tempo. La storia è percorsa dalla contrapposizione e parallelismo fra il replicante Roy Batty, che progressivamente costruisce la propria identità di essere vivente seguendo genuinamente la sua indagine esistenziale, e Deckard. Il Blade Runner, invece, progressivamente perde la propria identità. Alcolizzato, senza più lavoro né famiglia, e fa sì che anche altri la perdano: l’androide, Rachel, rivelando l’artificialità dei suoi ricordi; colui che davamo per scontato essere umano lo scopriremo un probabile replicante, Roy Batty che per le regole di quell’universo è una cosa, sarà più umano che mai in conclusione al film. Tuttavia entrambi viaggiano in parallelo, rifiutando l’identità che è stata a loro imposta dalla società, di Blade Runner e di fabbricato da ritirare, per costruirsene una nuova.

Ma com’è possibile definire una identità in ribellione agli schemi sociali? Quali sono i presupposti di una identità? Che differenza intercorre fra umani, replicanti e computer? Dov’è possibile basare tale identità se i ricordi sono fallaci, o addirittura fabbricabili, e la convinzione della tua stessa natura umana potrebbe essere un optional del produttore?

Su queste domande si inserisce Ghost in the Shell fornendo esempi ancor più specifici. Nel mondo di Ghost in the Shell, la costruzione di organismi completamente artificiali non è altrettanto sofisticata. Tuttavia la tecnologia prostetica è giunta a maturazione. La protagonista, il maggiore Motoko Kusanagi, è un cyborg: il suo cervello è stato progressivamente sostituito da unità sintetiche e poi trapiantato in un corpo robotico con fattezze umane. L’unica parte umana e biologica di Motoko, e di altri cyborg, è una piccola frazione del cervello.

There are countless ingredients that make up the human body and mind, like all the components that make up me as an individual with my own personality. Sure I have a face and voice to distinguish myself from others, but my thoughts and memories are unique only to me, and I carry a sense of my own destiny. Each of those things are just a small part of it. I collect information to use in my own way. All of that blends to create a mixture that forms me and gives rise to my conscience.

  • Motoko Kusanagi in Ghost in the Shell

Nella manciata di neuroni biologici in un cyborg, è radicata la differenza fra uomini e macchine: il Ghost che costituisce l’autocoscienza non è riproducibile in un computer. Ad esempio, si crede che un computer non può decidere per sè. Nel corso dello sviluppo della storia, i tre investigatori si ritroveranno a che fare con casi di persone Ghost Hacked, ovvero i cui ricordi fondamentali, intenti e quindi la cui autocoscienza siano state manipolate.

Subito dopo aver sottomesso i due malcapitati Ghost Hacked, diventati malviventi a loro malgrado, Motoko cade in un silenzio tombale. Su schermo intercorrono cinque minuti pieni in cui lei né parla, né sbatte le palpebre o muove gli occhi, nel frattempo il collega Batou riempie il silenzio con un interrogatorio e due commenti. “Gli uomini Ghost Hacked sono così patetici che imbarazzano” dice Batou, e mentre egli razionalizza l’avvenimento filosofeggiando sull’entità dell’informazione che è “tutto ciò che c’è, e quella di un uomo è una goccia nel mare” , nel frattempo il silenzio di Motoko indica un atteggiamento più inquisitivo e introspettivo. Chi mi garantisce i miei ricordi siano genuini? C’è davvero una differenza fra un ricordo vero e uno impiantato, una volta che sono nel cervello? Io sono ora molto più macchina che uomo, i ricordi di uomo sarebbero più veri dei ricordi di macchina? Che valore hanno per me, ora, tali ricordi di una vita che non possiedo più?

"[...] the only thing that makes me feel human. The way I'm treated. I mean, who knows what's inside our heads? Have you ever seen your own brain?"

"[…] è l’unica cosa che mi fa sentire umana: il modo in cui sono trattata. Voglio dire, chi lo sa cosa c’è dentro le nostre teste? Hai mai visto il tuo cervello?"
“Forse non c’è mai stata una vera me innanzitutto”, risponde dopo molto, tuttavia ora c’è, rifuggendo alle pretese di _identità sociale e psicologica (_gli altri ti trattano da umana, quindi sei tale) che Batou avalla per confortarla con scarso effetto, come d’altronde sarebbe per Roy Batty e Rick Deckard.

We’re not computers, Sebastian, we’re physical
-Roy Batty in Blade Runner

A questo punto una provvidenziale scena che descriverò meglio nel secondo articolo, concede il tempo per digerire queste riflessioni prima di gettarci in un nuovo cambio di paradigma. Il puppet master, dietro ai _Ghost Hack _e ai crimini indagati, si fa catturare e si scopre che pure in totale assenza di componenti umane possiede un Ghost.

E' una “entità pensante emersa dal mare di informazioni” dimostrato dalla sua stessa attività di pensiero in assenza di una forma corporea e, in quanto capace di libero arbitrio, richiede asilo politico.

Con lo stesso principio Pris e Roy Batty ribadiscono più volte nel corso di Blade Runner la loro unicità e la loro similitudine agli umani, specialmente a e con Sebastian, l’ingegnere loro amico inizialmente scettico della loro natura umana: “Io penso, Sebastian, dunque sono”.

Di conseguenza non si potrebbe negare una natura con caratteristiche umane a una entità pensante in grado di professarsi tale. Ma “se un cervello cibernetico potesse generare autonomamente la propria anima, quale sarebbe l’importanza di essere umani allora?"

Deckard: [realizing Rachael believes she's human] She doesn't know. Tyrell: She's beginning to suspect, I think. Deckard: Suspect? How can it not know what it is?

- Lei non lo sa vero?
- Credo stia iniziando a sospettare…

  • Sospettare? Come può non sapere cosa sia?

Non c’è, generalmente parlando. E' questa la conclusione a cui arriva Roy Batty al culmine del duello contro Deckard, trovando così una pietà sovraumana anch’essa. Tu non sei speciale perché sei nato umano, ma perché hai dei ricordi che ti concedono la tua identità. Batty trova sua identità di essere umano nei suoi ricordi, ma non nella loro quantità o statura morale, come nei suoi dialoghi con il suo creatore Tyrell. Il contenuto dei ricordi può essere contraffatto, ma non la loro natura che risiede in due caratteristiche fondamentali che Batty ci indica nel suo celebre breve monologo:

  • I ricordi di un essere vivente, e qui concorda con il puppet master di Ghost in the Shell, hanno una natura finita e limitata. Gli esseri biologici, a differenza di quelli informatici, non possono far sopravvivere la propria informazione ad interim. Sebbene cosciente quanto un uomo, il puppet master non può riprodursi ma solo eseguire copie di se stesso. Per questo cerca Motoko affinché “lo sforzo di rimanere ciò che si è” non sia “ciò che ti limita”. Al contrario, Roy Batty sta per morire e i suoi ricordi “verranno perduti come lacrime nella pioggia”. E in questo tremendo fatto della vita, vi ravvede la potenza e la sacralità della stessa, e l’enorme insensatezza della sua fatica nel cercare più tempo. Quattro ne aveva, e quattro anni gli servivano, per comprendere ciò che doveva.
  • In Blade Runner però, a differenza di Ghost in the Shell, c’è un ampio ruolo filosofico riservato all'estetica. La seconda caratteristica che Roy Batty cita è la bellezza dei propri ricordi, nella luce emanata da astronavi in fiamme e raggi-C. Il valore estetico che i ricordi configurano che non può che determinare la loro Verità, se non fattuale quantomeno finalizzata alla costruzione della propria identità. Come Keats ci ha insegnato tratteniamo e facciamo nostro solo ciò che ci appare bello, perché tale è ciò che istintivamente riportiamo come vero.

A parziale conclusione, in attesa della seconda parte, posso dire che è difficile tirare le fila di un articolo che solleva più domande che risposte. Sebbene intelligenze artificiali forti e prostetica cerebrale non siano molto in vista, altre tecnologie sollevano e solleveranno simili quesiti sull’identità: tecniche chirurgiche e prostetiche, cambio di sesso, social network…etc… Sono oggi futuribili, presenti e penetrati nella società. Più ci si avvicina all'onnipotenza (in senso lato) e interconnessione di quell’essere della storia breve all’inizio, meno sarà chiara l’identità personale umana.

Ma come per questo articolo, quando si prova a dare una definizione e imporre una limitazione alla volontà di identità altrui, sciocco è chi non ha più domande che certezze. Se Roy Batty e Motoko Kusanagi si impongono prepotentemente come veri e pieni uomini grazie alla loro piena volontà_,_ chi potrebbe essere nel torto nel _voler essere_?

Tutto ciò che voleva erano le stesse risposte che tutti noi vogliamo
Rick Deckard su Roy Batty

Comments

Comment by Chiara on 2016-02-01 09:08:16 +0000

Leggendo l’articolo, mi è venuto in mente tutto quel discorso che si sta trattando in questi giorni: famiglia, coppie omosessuali, etero, adozione ecc.
Facendo un passo un po' più in là (perdona il mio tirare le fila in modo così brusco, so che potrei saltare passaggi importanti) ci si potrebbe ricollegare alla tematica che coinvolge i transgender.

Secondo te, quanto e come tutti i punti trattati dal cyberpunk ci possono condurre al transgender? E' possibile parlare di “crisi d’identità” quando si coinvolgono queste categorie?

Comment by Andrea Idini on 2016-02-02 15:24:14 +0000

“Secondo te, quanto e come tutti i punti trattati dal cyberpunk ci possono condurre al transgender? E' possibile parlare di “crisi d’identità” quando si coinvolgono queste categorie?”

Certamente. Non mi vengono in mente esempi espliciti di transgender nella letteratura cyberpunk, ma quasi tutti i caratteri vivono in un mondo dove le barriere di genere non esistono ne' hanno piu' senso.
Le donne possono essere fisicamente forti quanto e piu' degli uomini: nel capostipite del genere, Neuromante di Gibson, la banda di criminali e' formata dal protagonista hacker Case, il “capo” (che e' un uomo ma in realta', SPOILER ALERT, e' “ghost hacked” da una intelligenza artificiale che intrinsecamente non ha genere) Armitage, e i “muscoli” Molly.
Molly viene descritta lungo il libro paragonandola a Bruce Lee, Clint Eastwood e altre figure virili ad esempio.

Il cyberpunk e' la rappresentazione di un mondo decisamente post-genere. Spesso i personaggi non sono neanche caratterizzati con un genere, coscienti di non poter sapere il sesso di chi si incontra, sempre che un sesso ce l’abbia.

Quasi ogni personaggio comunque e' in bilico fra uomo e macchina, in alcune storie un uomo diventa multiplo caricando la propria coscienza su diversi cyborg e cosi' via…

Quindi in generale si suggerisce la divisione fra corpo e mente e dei ruoli interconnessi fra l’uno e l’altro e degli inseguimenti reciproci. E in tal senso appunto il transgender e' esattamente la traslitterazione, il caso realistico corrispondente all’hacker che si cambia gli occhi perche' vive piu' “la che qua”.

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