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Cos'è la scienza? Il problema della demarcazione

6a00e554e8195d883301a73d8ae293970dCos’è la scienza? Dove finisce la scienza e inizia la pseudoscienza?

E' una domanda apparentemente innocente ma tanto necessaria quanto difficile, a cui da sempre i filosofi hanno provato a dare una risposta ma oggi più che mai rimane in sospeso.

Una definizione che separasse il filosofo naturale dal ciarlatano è fondamentale fin dai tempi greci. D’altronde la cosa più importante per una persona che basa il suo vivere sulla reputazione intellettuale è tracciare una linea che distingua ed elevi se stesso dagli altri. E mentre l’idea stessa di scienza è mutata col tempo una definizione monolitica non è mai stata presentata.

Da Talete a Kuhn, passando per i professionisti come Richard Feynman e più insospettabili come George Orwell, in molti si sono cimentati a rispondere alla domanda “Cos’è la scienza?”.

Aristotele per primo ne parla in lungo e in largo, individuando la scienza come quella materia in cui: “è _necessario avere certezze apodittiche”, ovvero che dipendano esclusivamente da un rigoroso ragionamento anziché dall’osservazione. _

Questa sua ingenua caratterizzazione stabilisce una definizione che oltre che profondamente sbagliata, non distingue scienza da matematica e filosofia, è persino inutilizzabile per tracciare un confine con pseudo-attività di pensiero. Infine in contraddizione con gli stessi principi di indagine che Aristotele in persona praticava nell’investigazione dei processi biologici.

I più attenti avranno già notato che secoli dopo, Popper, stabilisce una definizione diametralmente opposta: “un’affermazione scientifica per essere tale deve essere confrontabile con possibili, o almeno pensabili, osservazioni”.

Questo criterio, chiamato falsificabilità, è uno dei più utilizzati per distinguere affermazioni scientifiche da pseudo-scientifiche, che spesso sono già falsificate o non falsificabili. Tuttavia questo apparentemente chiaro e univoco messaggio non è un criterio né sufficiente, e forse neanche necessario a stabilire la _scientificità _di una enunciazione.

Innanzitutto è facile pensare a un esempio in cui la falsicabilità non implichi sufficientemente scientificità: proviamo a considerare il caso di un’affermazione senza fondamento eppur falsificabile. Ad esempio l’enunciato: “Kepler 452b ha una luna composta da puro Gorgonzola” è perfettamente falsificabile, in linea di principio, eppure non è certamente scientifico. Un enunciato simile non merita la nostra considerazione finché non sia falsificato (sarebbero fra l’altro necessari secoli di progresso), ma il motivo non risiede nella sua assurdità (sostenere che “Kepler 452b ha una luna” è altrettanto non scientifico) ma nella mancanza di ragioni empiriche e logiche che portino a ipotizzare la composizione della Luna di Kepler.

Ma la falsificabilità è _necessaria _per rendere un’affermazione scientifica? Stavolta serve un po' di cultura scientifica per rendersi conto di no. Una ipotesi scientifica è tale in quanto non comprende, ancora, alcuna prova sperimentale diretta che possa confermarla o smentirla e spesso intercorrono anni affinché una prova sperimentale sia non solo affrontabile tecnicamente, ma anche solo pensabile. Quando Einstein si ricondusse alle equazioni della relatività speciale, non aveva idea se e come fossero falsificabili, e non gli interessava neppure. Non per questo un uomo del 1905 dovrebbe accusare Einstein di non aver proceduto scientificamente.

Ancor più radicale è l’esempio che gli appassionati di Meccanica Quantistica, specialmente se hanno seguito gli scorsi minimi pratici in questo blog sulle osservabili quantistiche e la fisica nucleare, potrebbero aver pensato: tutte quelle che riguardano variabili intrinseche non osservabili della meccanica quantistica sono affermazioni perfettamente scientifiche ma assolutamente non falsificabili. La “quantificazione delle eccitazioni particella-buco nello stato 3- del nucleo di Piombo-208” non è assolutamente falsificabile, eppure è perfettamente scientifica in quanto concerne non tanto il sistema quanto la nostra comprensione del sistema.

Individuando la definizione di scienza all’interno del metodo scientifico può risultare apparentemente più semplice. Tuttavia il metodo scientifico si evolve lungo gli anni e lungo i casi, ed è tutt’altro che lineare come insegnato nella scuola secondaria. Inoltre definire qualcosa non in base a ciò che intrinsecamente è, ma a come è stato realizzato, non è un’operazione completamente soddisfacente.

Ma è veramente necessaria una demarcazione specifica e netta? Un criterio, o un insieme di criteri, necessario e sufficiente al fine di definire un’attività?

Proviamo una domanda più semplice: “Cos’è un gioco?”. Anche questa domanda non ha una risposta altrettanto chiara in termini di condizioni. Esistono attività divertenti che non sono giochi, e alcuni giochi non sono divertenti per tutti. Solitamente i giochi hanno regole ma esistono anche giochi senza regole precise o con regole cangianti. Un gioco è un’attività ricreativa, ma alcuni lo praticano per professione…etc…
Anche in tal caso gli sforzi filosofici per stabilire un chiaro confine appaiono parziali: Aristotele e Kant ponevano l’accento sul gioco come attività superflua e non necessaria, ma sappiamo che il gioco è necessario allo sviluppo sano (tant’è che è un’attività praticata da quasi la totalità dei mammiferi).

Eppure, nonostante stabilire intellettualmente dei confini chiari fra gioco e altre attività possa essere molto difficile, fin da bambini chiunque è in grado di riconoscere un “gioco” da una “cosa seria”.

Tuttavia, a differenza che nel caso del “gioco”, una definizione di “scienza” è sociologicamente importante. Nel caso in cui venga confusa pseudoscienza con scienza si può rischiare la vita affidandosi a ciarlatani per cure delicate.

Pigliucci e Boudry nel loro ultimo “Philosophy of Pseudoscience” riconsiderano la demarcazione aggiungendo una ulteriore dimensione al problema: il tempo.

Consideriamo infatti una delle tante teorie perfettamente scientifiche agli albori del sedicesimo o diciassettesimo secolo: alchimia e teoria del flogisto. Un’affermazione come: _“la combustione negli spazi chiusi cessa subito è evidenza che l’aria ha una capacità finita di assorbire flogisto”, _nel ‘600 era perfettamente scientifica. Date delle premesse e definizioni, seguendo un metodo che unisce ragionamenti razionali ad esperimenti controllati, si determina una conclusione plausibile.

Tuttavia nel 2016 tale affermazione è così sconclusionata da non risultare neppure _pseudo-_scientifica in senso stretto, quanto piuttosto un rantolo insensato. Oggi è patrimonio comunemente consolidato che la combustione è data dall’ossigeno. Nessuno penserebbe di negare che in uno spazio chiuso la candela si estingue perché estingue l’ossigeno. Ma fino al 1771 l’ossigeno non era ancora stato scoperto e solo nel 1781 è stato associato ai fenomeni di combustione!

Quando a seconda di quando e _per quanto _una nuova affermazione scientifica viene sostenuta, essa può mutare da scienza a pseudo-scienza.

Fondamentalmente è molto difficile stabilire la natura scientifica di un concetto in quanto forse la principale caratteristica di un’affermazione veramente scientifica, a differenza della pseudo tale, è la consistenza della stessa con il resto delle informazioni al mondo. Tuttavia la scienza procede inserendo nuove considerazioni che inizialmente sono in contrasto con qualcuna delle informazioni attualmente presenti.

Il delicato bilancio fra quante informazioni si contravvengono, quando e _come _fa la differenza fra scienza e ciarlataneria. Quando si contrasta con più di una precedente considerazione scientifica difficilmente si troverà di fronte a della scienza, tuttavia per realmente valutare, e per propriamente confrontare con il corpus attuale, l’esperienza è fondamentale.

Sperando di aver conquistato la vostra fiducia scientifica, scriveteci nei commenti appena avete dei dubbi: scienza o pseudo-scienza?

I think we live in an unscientific age in which almost all the buffeting of communications and television–words, books, and so on–are unscientific. As a result, there is a considerable amount of intellectual tyranny in the name of science.
R. Feynman

Comments

Comment by Andrea on 2016-05-05 09:15:32 +0000

Daniele Fanelli va sul quantitativo:
https://peerj.com/preprints/1968v2/

Comment by minstrel on 2016-05-10 11:15:51 +0000

Un appunto su Aristotele che mi pare trattato troppo impietosamente. La sua definizione di “scienza” infatti si basava sulla teoria dei gradi di astrazione della conoscenza. Cito dalla Vanni Rovighi (grassetto mio):

“Un primo tentativo di distinzione potrebbe essere quello che si fonda sulla teoria aristotelica dei tre gradi di astrazione. Come è noto, Aristotele distingue il sapere teoretico in tre parti : fisica, matematica, metafisica, in base al grado di astrazione dei concetti di cui il sapere fa uso. La fisica astrae solo dagli elementi individuanti, ma considera il mondo corporeo nei suoi aspetti qualitativi e quantitativi; la matematica astrae anche dalle qualità per considerare il mondo solo sotto i suoi aspetti quantitativi ; la metafisica infine prescinde anche dagli aspetti quantitativi per considerare il mondo solo in quanto ente.”

Da questa suddivisione completamente diversa da quella proposta oggi allora è chiaro come non sia “possibile identificare la scienza nel senso moderno della parola con la « fisica » aristotelica, perchè la fisica aristotelica è filosofia. Aristotele ritiene che la fisica e la metafisica appartengano al medesimo tipo di sapere, e procede effettivamente nello stesso modo quando analizza i concetti di moto e di tempo nella Fisica e quando analizza quelli di sostanza, di potenza e di atto nella Metafisica. Forse qualcuno dirà qui che le analisi del moto e del tempo nella Fisica e la dimostrazione dell’esistenza di un Primo motore immobile sono dottrine filosofiche e non fisiche, ma che nelle opere aristoteliche di fisica sono contenute altre dottrine, propriamente scientifiche: per es., la dottrina della incorruttibilità dei corpi celesti. E noi gli risponderemo che proprio questa osservazione ci mostra che dentro la fisica aristotelica, e cioè nell’ambito del primo grado di astrazione, sono comprese dottrine diverse, alcune delle quali noi qualifichiamo oggi scientifiche, altre qualifichiamo filosofiche.”

Elementi di filosofia vol. 1 pagg. 22-23

Questo semplicemente non dimostra che Aristotele “sbagliava” ma che categorizzava il sapere in modo che oggi non risulta più utile per chi ha l’intenzione di distinguere “scienza” da “filosofia” o - come in questo caso - scienza da “pseudo-scienza”.
La Vanni però sottolinea qualche pagina dopo come quasi tutte le varie definizioni di “scienza” possiedano “un’anima di verità”. Ad esempio su Aristotele scrive:

“Nella teoria che distingue scienza e filosofia in base ai tre gradi di astrazione è implicito il riconoscimento di questa verità : che la ragione umana è una, sia che essa elabori la scienza o la filosofia, che essa comincia sempre dall’esperienza e procede necessariamente con l’astrazione, che scienza e filosofia scoprono, sia pur imperfettamente e limitatamente, l’intelligibilità del reale.”

Bingo. 😉

Comment by Andrea on 2016-05-10 16:41:07 +0000

“Aristotele […] oggi non risulta più utile”.
Bingo! 😛

Comment by Andrea on 2016-06-22 22:04:22 +0000

prova

Comment by Franco Morici on 2016-08-16 08:03:07 +0000

Salve dr. Andrea Idini,
piuttosto che leggere delle note filosofiche sulla distinzione/demarcazione tra scienza e pseudoscienza, considerando il suo CV (https://royalsociety.org/people/andrea-idini-12742/) mi piacerebbe assistere ad un confronto pubblico tra Lei e il dr. Guglielmo Lomonaco che (in cooperazione e sotto la responsabilità del prof. Donato Aquaro, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Ateneo pisano) insegna Ingegneria dei Reattori Nucleari a Fusione presso l’Università di Pisa. In particolare sul tema “Fusione Fredda e LENR”, oggetto di specifico insegnamento (per l’Anno Accademico 2015/2016) in parte del corso da lui tenuto:
http://unimap.unipi.it/registri/dettregistriNEW.php?re=168152:16/05/2016:09:30:736335&ri=6258

Un dibattito però che affronti il merito scientifico della controversa questione, perchè credo che la Scienza (della quale, e delle cui regole, nel Post ci interroghiamo), a differenza della pseudoscienza, abbia anche il dovere di confrontarsi apertamente sui temi senza fermarsi a fare delle enunciazioni, tanto più se questi temi sono pure oggetto di insegnamento in un Ateneo pubblico.

Comment by Franco Morici on 2016-08-17 08:47:01 +0000

@ Andrea Idini
Aggiungo qualcosa al mio precedente commento che avevo dimenticato di riportare.

Riferimenti di dettaglio:
Lezione numero 15 tenuta dal dr. Guglielmo Lomonaco del 16 Maggio 2016, come risulta da programma al link:
http://unimap.unipi.it/registri/dettregistriNEW.php?re=168152::::&ri=6258

Scheda del prof. Donato Aquaro, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa:
https://www.unipi.it/ateneo/interne/direttori/aquaroi.htm_cvt.htm

Secondo me sarebbe interessante poter visionare i contenuti della lezione - Fusione “non convenzionale”: fusione fredda e LENR - ed il materiale didattico a supporto utilizzato in questo corso e per questa lezione.

Non le pare che questa sia una questione assolutamente rilevante (anche per gli ovvi risvolti didattico-scientifici che ne derivano) e da approfondire?

Comment by E.K.Hornbeck on 2016-08-17 20:16:56 +0000

@ Andrea

Premesso che mi fa piacere vedere *anche* le tue note sulla demarcazione su scienza e pseudoscienza, mi associo all’auspicio di Franco Morici e – con le dovute verifiche – mi piacerebbe assistere a un tuo confronto pubblico con Lomonaco.

Come ricorderai, nell’ipotesi di un tuo dibattito con Paolo Renati, ti ricordavo il rischio di dare dignita’ alla fusione fredda facendola oggetto di un confronto con un accademico.

Mi sembra che nel caso di Lomonaco questo rischio sia irrilevante poiche' entrambi siete docenti universitari. Alla fusione fredda viene gia' data una visibilita' imbarazzante per il solo fatto che e' oggetto (spero marginale) di un corso universitario.

Tra le dovute verifiche intendo, ovviamente, quella della disponibilita' di Lomonaco a un confronto pubblico (ma la sua indisponibilita' sarebbe comunque significativa) e del modo in cui fusione fredda e LENR vengono presentate.
Perche', ovviamente, cambia tutto se Lomonaco presenta, nel suo corso, i reattori a fusione fredda affermando una cosa del tipo “c’e' chi ha proposto reattori a fusione fredda ma non ci sono verifiche significative della loro esistenza; quindi possiamo dimenticarci dei reattori LENR”. In quel caso, pero', non capirei perche' esplicitarlo nell’argomento della lezione.
Sarebbe quindi interessante, come scrive Morici, poter preventivamente visionare il materiale didattico della lezione in questione e – se qualche studente fosse in ascolto – magari anche gli appunti relativi.

Comment by Franco Morici on 2016-08-18 17:55:28 +0000

“Ci ho provato, ma i link ai corsi non mi funzionano.”

Per aprire quelle pagine web consiglio di copiare i link (non cliccarli, contengono caratteri [:]) ed incollarli nella barra degli indirizzi:
http://unimap.unipi.it/registri/dettregistriNEW.php?re=168152:16/05/2016:09:30:736335&ri=6258"
http://unimap.unipi.it/registri/dettregistriNEW.php?re=168152::::&ri=6258"

Comunque a scanso di equivoci di seguito riporto delle immagini (spero che siano direttamente visibili tramite questa piattaforma od almeno funzionanti i link ad esse) relative alle pagine web di interesse:

http://i.imgur.com/LwE18fz.jpg

http://i.imgur.com/esTGUIK.jpg

mentre il link originale alla scheda del prof. Donato Aquaro mi risulta che funzioni correttamente:
https://www.unipi.it/ateneo/interne/direttori/aquaroi.htm_cvt.htm
in ogni caso basta copia-incollare.

Aggiungo l’indirizzo email del dr. Guglielmo Lomonaco presso l’Università di Pisa:
g.lomonaco@ing.unipi.it
mentre quello presso l’Università di Genova è:
guglielmo.lomonaco@unige.it

Penso che questo sia sufficiente.

Comment by Andrea Idini on 2016-08-19 20:48:40 +0000

Rieccomi col computer.

Innanzitutto grazie a Franco Morici per la segnalazione,
sarebbe interessante sì avere innanzitutto il materiale del corso, prima di costruire castelli in aria. Vero però che se fosse solamente un debunking non vedrei perché segnalarlo nel sillabo e dedicarvici 4 ore di lezione/esercitazione…

Mi spiace che l’articolo non sia stato di tuo gradimento, però ad altri piace sentirmi sproloquiare di filosofia e a me piace scriverci. 🙂
Sulla fisica e reazioni nucleari prova a consultare altri blogpost come questi:
http://www.phme.it/blog/2015/04/10/phringe-arxiv-teorico-rossi-e-cook-e-archetipo-della-balla-detta-in-modo-scientifico/
http://www.phme.it/blog/2015/12/20/phringe-le-vere-low-energy-nuclear-reactions-come-bruciano-le-stelle/

e in generale il tag apposito: http://www.phme.it/blog/tag/fisica-nucleare/

Riguardo a un confronto con Lomonaco, dubito parleremmo la stessa lingua tale da rendere proficuo un discorso pubblico, anche se sarei pure io interessato innanzitutto a vederlo alle prese con le locali espertissime in reazioni nucleari come
Angela Bonaccorso, veterana di potenziali ottici e reazioni fenomenologiche.
Laura Elisa Marcucci (qualcuno potrebbe dire che è bella), esperta di reazioni a bassa e bassissima energia da calcoli ab-initio, specialmente in protone su nuclei leggeri (specie Elio, ma credo si possa spingere all’adorato Litio) importanti oltre che per fantasiosi reattori per la nucleosintesi nel Big Bang (che diventa “cold” molto in fretta) e le reazioni stellari. e.g. http://journals.aps.org/prl/abstract/10.1103/PhysRevLett.84.5959
Inoltre ci sono altri in INFN e unipisa senior, espertissimi di nucleare e più simpatici di me (uno su tutti Alejandro Kievsky). 😛

La vicenda mi interessa nella sua evoluzione didattica, già anche nel 2013 il sillabo conteneva LENR sempre a cura di Lomonaco, nel 2011 con 120 ore invece no.

Scientificamente invece oramai ci ho messo una pietra sopra, non credo di aver molto da discutere sullo stato attuale delle teorie ed esperimenti che riguardano la FF e LENR, e chi volesse convincermi può farlo in letteratura pubblicando (o facendomi leggere) qualcosa di livello quantomeno accettabile.

Non credo quindi di essere la persona più adatta ai dibattiti sul tema, non son l’unico fisico nucleare d’Italia, non son neppure in Italia, ed esistono fisici locali migliori e più esperti di me che potrebbero rendere la cosa interessante e godibile anche sotto altri punti di vista senza prendere neanche il tram…

Se poi pensate che io sia così simpatico che pure da incazzoso e col jet lag vi piaccio di più, basta che me lo dite, e la mia parte vanesia magari ci ripensa! 😉

Comment by Franco Morici on 2016-08-20 07:55:15 +0000

Grazie per la risposta.
I suoi Post, quelli sulla fisica e reazioni nucleari a cui fa cenno, li avevo già letti.

Pensavo che un chiarimento tra accademici fosse la cosa più semplice ed anche possibile (magari solo via email, date le distanze fisiche) perchè a mio avviso dovrebbero parlare una stessa lingua o almeno “un dialetto” tra loro comprensibile.

Le persone che mi segnala (la dr.ssa Bonaccorso/Marcucci) non le ho mai contattate e purtroppo non le conosco, mi sono rivolto a lei, uno dei pochi fisici nucleari di mia conoscenza via Blog.

Rimarro con i miei dubbi, in attesa magari di chiarimenti direttamente dal dr. Lomonaco a cui ho scritto ieri.

Comment by Andrea Idini on 2016-08-20 08:46:07 +0000

Infatti avevo intenzione di contattarlo via mail comunque, sono curioso per l’appunto.

Tuttavia credo non sia buona educazione tempestarlo di email contemporanee.

Facci sapere che ti scrive!

Comment by Franco Morici on 2016-08-21 05:35:50 +0000

@ Andrea Idini
Il dr. Lomonaco mi ha risposto. Trattandosi di e-mail privata, della quale non ho consenso alla divulgazione, non sarebbe corretto riportarne i contenuti nel Blog.

Comment by E.K.Hornbeck on 2016-08-21 12:59:10 +0000

@ Andrea

Ritieni di non poterci dire proprio nulla?
Neanche, se ti e' sembrato disponibile a chiarire (pubblicamente!) quali sono i contenuti del suo corso e con quale atteggiamento vengono presentati LENR e fusione fredda? O se e' disponibile a un confronto pubblico?

Perche' – anche se non credo sia giusto fare una tragedia e tanto meno scatenare una caccia alle streghe – il punto rimane: tra gli argomenti di un corso di ingegeria di un’universita' italiana (un’universita' pubblica, se non capisco male) fanno capolino argomenti che mi azzardo a definire “discutibili”.
Non e' una novita' e, sia chiaro, c’e' di peggio; molto peggio. In ambito medico le universita' italiane hanno sdoganato le cose piu' improbabili.
Ma, pur nel rispetto della liberta' d’insegnamento e dell’autonomia didattica, mi sembra opportuno che, l’inserimento di un argomento discutibile nel programma di un esame universitario di un’universita' pubblica, sia pubblicamente chiarito e motivato.

Mi sembra invece di capire (anche leggendo quello che scrive Franchini, sul suo blog, riguardo agli esiti dei suoi contatti) che non ci sia disponibilita' a chiarire pubblicamente la questione.

Se – come spero – l’argomento LENR / fusione fredda fosse presentato nel corso solo per chiarire che si tratta di illusioni che non hanno un riscontro nella realta', potresti provare a spiegargli che non chiarirlo pubblicamente puo' fare il gioco dei sostenitori della fusione fredda.
Di quegli illusi che demonizzano l’accademia come bugiarda e ostile alle innovazioni ma che si esaltano come ossessi quando arriva quello che interpretano come un riconoscimento, delle loro illusioni, da parte dell’accademia stessa.
Ma, sopratutto, di coloro che intendono dirottare fondi pubblici (vedasi Realacci, ma non solo), altrimenti destinati a ricerche sensate (voglio sperare), a ricerche in questo campo.

Comment by Andrea Idini on 2016-08-21 13:09:45 +0000

@Franco: non puoi dirci neanche un riassunto in punti salienti?

@Hornbeck: è Franco che ha contattato Lomonaco, io aspetto ancora un pochino per non bombardarlo, mi pare di capire non gli abbia scritto soltanto Franco.
Nel caso in cui quello che riportasse non soddisfacesse la nostra curiosità, lo contatterò chiedendo esplicitamente cosa e come potrò riportare.

Quella di Pisa è sicuramente una università pubblica e, almeno deontologicamente parlando, qualche materiale dovrebbe essere pubblicamente disponibile, se richiesto.

EDIT e PS: mi scuso con Ascoli65 per aver segnalato ad Oca lo scoop di Franco, mi son reso conto solo ora leggendo da Franchini che la fonte originaria è Ascoli65. Sempre detto che il crossblogging sta sfuggendo di mano 😛

E se Lomonaco è un bimbo io sono un infante… a casa mia la maggior età era 18 anni, non 40. Mi sembra abbastanza vaccinato per prendersi responsabilità delle proprie decisioni, anche accademiche, nonostante ci possano essere alcuni comprensibili errori “di gioventù” nell’organizzare un sillabo.

Comunque in definitiva se la risposta ha rassicurato Franchini, direi che possiamo stare tranquilli anche se pare non sia stato autorizzato a riportarla.

Non saprei che pensare, né come intervenire a questo punto, contattando direttamente non credo proprio di poter convincere a divulgare quello che a un compaesano e conoscente è stato negato, se hanno esplicitamente riluttanza (comprensibile) a comunicare tramite vie informali.

Comment by Franco Morici on 2016-08-21 14:19:07 +0000

@ Andrea

“@Franco: non puoi dirci neanche un riassunto in punti salienti?”

Ho chiesto al dr. Lomonaco se desiderava o se riteneva utile che mi facessi portavoce dei contenuti della sua risposta (tramite copia-colla) nel Blog, perchè non mi pare corretto interpretare il pensiero di alcuno.

Personalmente sono solo contento che per quanto mi risulta, ad esempio, il prof. emerito Mario Pent (un luminare per quanto riguarda l’insegnamento di Teoria dei segnali, Radar, Campi Elettromagnetici e propagazione delle onde EM) del PoliTO, nel corso dei suoi numerosi anni di onorata carriera universitaria, non abbia mai avverito l’esigenza di divulgare gli insegnamenti (di per se già abbastanza complessi) spiegando magari la propagazione e le equazioni di Maxwell ma facendo anche cenno, nel corso delle lezioni, a teorie “non convenzionali” come potrebbe essere quella delle cosidette “longitudinal electric wave” secondo il pensiero dell’ing. tedesco Kostantin Meyl.

http://www.meyl.eu/go/index.php?dir=10_Home&page=1&sublevel=0

http://www.k-meyl.de/go/Primaerliteratur/Scalar-Waves.pdf

Comment by E.K.Hornbeck on 2016-08-21 15:58:04 +0000

@ Franco Morici,
@ Andrea Idini

In questi giorni sono piu' rintronato del solito e ho scambiato l’intervento del primo per uno del secondo.
Le mie scuse a entrambi.

A parte questo, le domande e le considerazioni rimangono inalterate (e vedo che Franco Morici (che ringrazio) si e' gia' attivato per chiedere a Lomonaco l’autorizzazione a copia/incollare il contenuto delle email).

Per commenti, scrivimi ad andrea (punto) idini (at) gmail (punto) com. Static web, no cookies collected.