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Tira Aria di Brexit

european-union-1328255_1280Si avvicina il Referendum che deciderà la permanenza (In) o l’uscita (Out) del Regno Unito dall’Unione Europea. Il Primo Ministro conservatore David Cameron ha chiesto al popolo britannico, chiamato a votare il 23 Giugno, di rimanere nell’UE. Ma dopo questo annuncio ufficiale il suo partito si spacca e così il resto del governo.

Pro-UE laburisti, Scozia e City Vs la destra populista.

Fino a un paio di mesi fa si credeva che la parte europeista del popolo britannico avrebbe facilmente vinto. Ma l’opinione pubblica ha cominciato a prendere un’altra direzione e, adesso, la cosiddetta Brexit è una realtà possibile.

Perché molti inglesi vogliono distaccarsi dall’Unione Europea?

Le motivazioni che spingono il Regno Unito a desiderare un’uscita dall’Europa sono numerose; da presunte restrizioni su import-export, a un aumento dell’immigrazione.

Il contributo netto del Regno Unito all’UE è un fattore decisivo nella decisione finale degli euroscettici. Aumentando costantemente, l’ammontare versato è salito da £3,3 miliardi nel 2008, per arrivare a £10,5 miliardi nel 2013. Ma lasciare l’UE non garantirebbe costi più bassi. Esempio ne è la Norvegia, la quale contribuisce pro capite quasi quanto la Gran Bretagna, nonostante non sia parte dell’Unione Europea.

A questo primo punto, si aggiunge l’idea che la crescita del Regno Unito sia ‘ostacolata’ dalle regolamentazioni UE. Ma a ben guardare, l’economia va bene e il PIL si è alzato del 2,8% nel 2014.

Ma gli Euroscettici sono convinti che se la Gran Bretagna lasciasse l’Europa, sarebbe comunque possibile accedere ai mercati del vecchio continente, senza dover sottostare alle regole UE (furbi loro). Forse agli inglesi non è ben chiaro il concetto di regolamentazione, alla quale deve sottostare ogni paese del mondo che si trova ad avere rapporti di tipo commerciale con l’Europa. Non dimentichiamo, il Regno Unito è fra i paesi meno regolamentati dell’Unione.

La lista di pretesti continua e con essa la convinzione che i legami commerciali con l’UE impediscano al Regno Unito accordi più vantaggiosi con l’Asia. Nel 2013, il 5% degli exports dal Regno Unito ha raggiunto India e Cina; mentre la Germania ha venduto ai due colossi asiatici molto più di quanto abbia fatto la Gran Bretagna, raggiungendo il 10% nel 2013.

Gli anti-UE si oppongono anche al libero spostamento di lavoratori all’interno dell’Europa. I partiti di estrema destra – UKIP in testa - lamentano che gli emigrati “rubano il lavoro ai locali” e “spillano sussidi allo stato”. Commento insensato e poco fondato, se consideriamo che i migranti europei in Inghilterra sono solitamente giovani lavoratori, i quali contribuiscono pagando più in tasse di quanto non ricevano in sussidi.

Ma ancora più sorprendente è il dato che vede il numero di cittadini in Inghilterra uguale a quello degli espatriati britannici nel resto d’Europa: circa 1,8 milioni. Dulcis in fundo, gli inglesi in giro per il vecchio continente sono spesso anziani e in pensione, i quali gravano sul sistema sanitario e pagano meno tasse.

Molti gli esperti economici che considerano eccessive le lamentele a Bruxelles, verso le regolamentazioni imposte dall’Unione Europea. Fra gli altri, il capo commentatore della pagina economica del Financial Times, Martin Wolf, dichiara: “Gli studi portati avanti dall’OECD mostrano che l’economia inglese è fra le meno regolamentate quando paragonata agli altri stati membri. Le importanti performance del mercato del lavoro nel Regno Unito sostengono questa conclusione…”

“Nessuno può veramente pensare che l’appartenenza all’UE sia stata un ostacolo significativo per la crescita del Regno Unito. Piuttosto, i veri ostacoli sono da ritrovarsi a casa propria – basso livello di educazione e limitati investimenti, ad esempio.

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