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L'alba del dopoBrexit: Democrazia e Demagogia

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Ed eccoci svegliati all’alba di un mondo diverso, ancora in shock nel vedersi muovere la terra da sotto i piedi. L’incertezza nel futuro è totale e nessuno può prevedere quale saranno le conseguenze nell’Unione Europea e nel Regno Unito, sia politicamente che economicamente.

Si comprende, però, che il progresso nelle unioni e globalizzazioni non è scontato e inarrestabile, ma subordinato a una volontà culturale e politica: la difesa dell’idea di nazione è attuabile isolandosi.

Questa non è un qualcosa di per sé negativo, così come non lo è il risultato del referendum. Avendo vissuto parte della campagna in questo paese, sono personalmente sollevato e ottimista sull’esito, almeno nei confronti delle sorti Europee e Italiane - tuttavia timoroso nei confronti del futuro in questo paese.

Sono sollevato, perché dagli scorsi mesi era evidente che l’idea di Europa fosse estremamente debole in terra Anglosassone. La stragrande maggioranza del discorso politico è stato in realtà incentrato su supposti vantaggi economici per il Regno Unito. Ogni Britannico considerava automatiche l’indipendenza e separazione dall’Europa e, dunque, ricercava esclusivamente vantaggi egoistici da questo rapporto puramente commerciale.

Un pamphlet ufficiale da “Her Majesty’s Government”, consegnato a domicilio, delinea con precisione i vantaggi economici che la GB avrebbe avuto nel rimanere nell’unione, grazie all’accordo straordinario che è riuscito a strappare all’Europa. Non si fanno riferimenti a vantaggi di ordine politico e comunitario, nessun accenno a cultura e valori condivisi, bensì solo una fugace citazione a un percorso di pace e stabilità.

Il voto Brexit è stato guidato da un misto di bugie e strategia della paura, spostando il tema su faccende economiche complicate e tecniche di cui il popolo non ha polso né voce in capitolo. In linea di principio, l’appartenenza all’Unione non è una tematica economica tecnica e difficile, ma una valutazione politica e culturale che solo un popolo unito può fare! Considerata quindi il tipo di campagna, la quale non ha minimamente rimarcato l’appartenenza politica all’unione, ma anzi ha dato per scontato l’ingenuo egoismo britannico, il risultato non stupisce ed è giustamente inoppugnabile. Se un popolo non si sente europeo, non deve e non può fare parte dell’Europa, a prescindere dalle conseguenze economiche.

Tuttavia, la campagna e la votazione evidenziano due problemi con un’interpretazione ingenua del sistema democratico:

**1. Una deriva del populismo esplicitamente e sfacciatamente **menzognero, ai confini con la truffa, che disinforma di proposito per reclutare.

La deriva del populismo, esemplificata in modo più eclatante dalle elezioni americane, ma non meno evidente in questo caso, mi viene comodo interpretarla con il concetto di antropologia culturale. In una campagna elettorale, si lanciano idee, che verranno poi elaborate dall’elettorato e selezionate secondo le loro qualità demagogiche, ma senza nessun rispetto per la verità.

Screenshot-2016-06-20-111249Boris Johnson ha viaggiato in questi mesi su un pullman con lo slogan “we send the EU 350 mln £, let’s fund NHS instead”. Informazione ritenuta verità dall'80% dell’elettorato, ma in realtà una palese bugia in due sensi. Aritmetico, perché sceso dal bus Boris sosteneva la corretta cifra di 10.5 miliardi l’anno (che un bimbo saprebbe non risultare 350 milioni la settimana); fattuale, perché oltre che fuorviante non c’è nessuna garanzia che quella cifra potrà finire nelle tasche dell’NHS, come sostenuto dallo stesso Farage il giorno dopo.

Tuttavia la bugia viene moltiplicata; riceve consensi e vince le elezioni. Ed è molto più facile rendere un “pensiero virale,” se liberi dalle restrizioni della realtà e della coerenza. Per definizione, “sparandole grosse” si riceve attenzione.

La democrazia attualmente è basata su una selezione di idee; non su base del loro contenuto di verità, bensì di popolarità. Si ritiene che l’elettore dovrebbe automaticamente penalizzare la falsità a favore della verità, ma evidentemente lo si ritiene a torto, seguendo il comportamento previsto dai modelli di diffusione memetica.

2. Uno scontro generazionale che i giovani non possono vincere.

Un errore interpretativo piuttosto frequente è far coincidere l’idea di democrazia con la democrazia diretta: esclusivamente_ _ciò che il popolo decide votando in suffragio universale è democratico.

In realtà la democrazia si è imposta negli anni proprio per far fronte a situazioni in cui l’acclamazione popolare disordinata finisce per schiacciare le minoranze (cf. “Crucifige!” e la democrazia di Zagrebelski). Una democrazia per essere tale deve essere fondata nel reciproco rispetto tra maggioranza e minoranza.

Per fare in modo che la maggioranza non soverchi i diritti della minoranza e una democrazia non si trasformi in una dittatura plebiscitaria, è necessario che non si deliberi pubblicamente su questioni riguardanti tali minoranze, e da qui lo sviluppo delle repubbliche e democrazie rappresentative, dai Romani in poi.

Quindi se le fasce che vengono principalmente investite da un voto esteso sono minoritarie, tale voto è illegittimo, proprio perché siamo in democrazia.

In questo caso osserviamo un voto su una questione dagli impatti a lunghissimo termine. Se questo voto è veramente una decisione a lunghissimo termine, che condizionerà la popolazione realmente in 30/40/50 anni, e se la popolazione che sarà ancor viva fra 30/40/50 anni fosse in minoranza, in tal caso la maggioranza soverchierebbe la minoranza. E ciò non è democratico.** **

2016-06-24In questo caso i giovani, i quali dovranno convivere moltissimo tempo con questo stato di cose, hanno chiaramente votato diversamente da coloro che verosimilmente osserveranno solo gli effetti a medio-termine di questa decisione. Per una delle prime volte nella storia, i giovani sono in minoranza, dato che la piramide demografica dei paesi occidentali non è più una piramide. Quindi la domanda, tutt’altro che banale e demagogica è: questa votazione, è un caso di una maggioranza che soverchia plebiscitariamente una minoranza?

In tal caso, questa votazione, pur essendo una votazione, è assolutamente anti-democratica.

E questa votazione è solo il primo evidente caso di molte altre che seguiranno. La democrazia ha sempre dato per scontata una “piramide demografica,” rendendo così le decisioni referendarie intrinsecamente a lungo termine. Ora che la distribuzione demografica assomiglia più a un cilindro, intrinsecamente il peso delle decisioni referendarie si sposta sempre più sul medio-breve termine. E' questo un sistema ancora efficiente? Non si rischia di esasperare una lotta generazionale in atto, a causa di problemi di disponibilità di risorse e prosperità?

Infine, vorrei anche far notare qualcosa che è sfuggito ai commentatori Italiani: il sistema democratico è tutt’altro che ideale. Nel senso che non si attua in misura plebiscitaria come programmato. L’esistenza di distretti elettorali determina che chi vive in distretti poco popolosi ha generalmente molto più potere elettorali di chi vive in distretti molto popolati. Ad esempio un voto in California vale un terzo di un voto in Wyoming ai fini dell’elezione del parlamento. Ma se si considera le abitudini elettorali, un’analisi statistica determina che in alcuni stati un voto può essere decisivo migliaia di volte di più di un altro in un altro stato. Inoltre in alcune legislazioni il voto può essere facilmente influenzato dalla riprogrammazione dei distretti elettorali (come in Francia e USA) . Un sistema democratico perfetto è impossibile e, al momento, in nessun sistema democratico al mondo che comprenda più di un distretto, il voto di un cittadino vale esattamente come quello di un altro!

In questo caso negli anni recenti i governi conservatori hanno introdotto una serie di misure che hanno teso a rendere più difficile il voto ai giovani Inglesi. per votare, è necessario recarsi al distretto dove si paga la council tax. La tassa comunale è estremamente costosa (io pago 150£ al mese per 38mq, altro che IMU!), ma i giovani hanno diverse agevolazioni che permettono agli under 25 che non siano stabiliti semi-permanentemente di evitarla. Unita alla grande mobilità dei britannici (la maggioranza studia e lavora lontano dalla casa paterna), un sistema di trasporti costosissimo e inefficiente (ovviamente non rimborsato) e la turnata elettorale infrasettimanale determinano che, per un numero non trascurabile di giovani, può essere un investimento insostenibile. Solo i più idealisti possono spendere centinaia di sterline per il viaggio e chiedere uno o due giorni di permesso (magari in un lavoro pagato a ore), per dare il loro contributo democratico.

Vedremo come affronteranno gli inglesi le conseguenze della loro votazione e non ci resta che aspettare e sperare.

Questa votazione, però, ci concede infiniti spunti di riflessione su come, forse, una revisione nei sistemi elettorali sia auspicabile se non si vuole osservare una deriva non dissimile a quella dell’inizio del secolo scorso, con l’introduzione dei totalitarismi plebiscitari.

Un fissismo democratico, sostenere che la nostra democrazia o quella inglese siano non migliorabili, è infantile. Ed è importantissimo capire i meccanismi più intimi della democrazia moderna, se vogliamo migliorarla senza incorrere in pericoli enormi. Credere che la democrazia sia perfetta perché nel suffragio universale ognuno vale come un altro è una favola che maschera la dura realtà: una realtà col nome di statistica.

Comments

Comment by oca sapiens on 2016-06-26 20:08:09 +0000

sottoscrivo|
E' vero, in USA e (in parte) in Francia, il ritaglio delle circoscrizioni discrimina anche le minoranze etniche che teoricamente hanno gli stessi diritti.

riformare il sistema elettorale
converrebbe fare esperimenti locali e nel frattempo riconoscere a tutti il diritto all’errore, al ripensamento e a risposte più sfumate di sì o no, Cameron o Johnson. Per es. la possibilità di graduare gli esiti da 1 a 5 , come prevedeva Condorcet. Ai suoi tempi, ci sarebbero voluti mesi per calcolare i risultati, oggi non più.

150 £/mese per 38 mq è una rapina.

Comment by Andrea Idini on 2016-06-26 21:01:16 +0000

converrebbe fare esperimenti locali e nel frattempo riconoscere a tutti il diritto all’errore
Già, di proposte negli anni ce ne sono state tante, anche di esperimenti localizzati nella storia… ma ora possiamo quantificare statisticamente l’impatto e avviare studi più mirati.

150 £/mese per 38 mq è una rapina.
Sono le tasse comunali. vanno da un minimo di 100£ abbondanti a un massimo di 300 circa, io pago quasi il minimo…
Pensa all’affitto come mi svena 😛

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