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Indovina chi viene a Brexit?

Le 10 immediate conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. 27763165451_bf14ed65ba_o

Il 23 Giugno 2016 si è tenuto il referendum che ha determinato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Quello definito da Nigel Farage, leader UKIP (UK Independt Party), come ‘Independence Day’ si trova esattamente alla distanza di 41 anni e 17 giorni dal penultimo referendum nazionale tenutosi in Gran Bretagna.

Ebbene sì, il 5 Giugno 1975 gli elettori britannici vennero chiamati a votare sulla permanenza del Regno Unito nell’UE, dopo che il 1 Gennaio 1973, il Regno Unito divenne membro della comunità europea, insieme a Danimarca e Irlanda.

Ma ormai il dado è tratto, il popolo si è espresso e, nella sua più alta forma di democrazia, il Regno si prepara a risorgere come grande potenza mondiale. 27857344536_8f00af22d3_m

Ma a quale prezzo?

  1. L’uscita è da quella parte

La Brexit ha fatto arrabbiare Bruxelles, la quale ha esplicitamente suggerito alla Gran Bretagna di uscire in fretta dall’Unione Europea. Parole che hanno aperto uno scontro con i Brexiteers, i quali (ora) pongono resistenza all’idea di un’uscita preferenziale dall’Unione.

Meno male la GB dispone di elementi come Micheal Gove, Segretario della Giustizia e promotore della campagna Leave. Egli stesso in prima linea per seguire le trattative di uscita, definendolo “un processo di divergenza graduale.”

2. La fine di Cameron 27266387294_14edd3e908_q

Il Primo Ministro David Cameron si è dimesso, a un anno dalla sua elezione, vinta proprio grazie alla promessa del referendum (nel bel mezzo del cammino di sua governance, si ritrovò per cambiare idea). Ora bisognerà aspettare fino a Ottobre per avere l’onore di conoscere il nuovo PM - si vocifera che Boris Johnson, ex sindaco di Londra, possa essere il prossimo. E chi se lo aspettava, dopo aver condotto un’intera e ambigua campagna contro Cameron e in favore della Brexit?!

3. Recessione

La Sterlina è crollata ai minimi contro il dollaro, dal lontano 1985. Il giorno dopo il referendum è arrivata a $1,3232 e non sembra voler risalire. La caduta dell’11 percento in una notte è stata sufficiente per far sì che la GB venisse relegata a sesta economia più grande del mondo in termini di dollari – dopo la Francia.

Gli economisti mettono il Regno Unito in guardia per il taglio dei Tassi di Interesse e il rilancio di Alleggerimento Quantitativo (Quantitative Easing). Difatti, HSBC ha abbassato le aspettative di crescita per il Regno nel prossimo anno da 2.1 percento a 0.7 percento. Con un previsto calo dello standard di vita del cittadino britannico, l’inflazione aumenterà del 4 percento. Fidelity prevede la recessione per la fine dell’anno e Moody ha cambiato le sue previsioni, portandole da stabili a negative.

Dopo anni e anni di esponenziale crescita, il boom del costo dell’immobile vedrà un arresto. Esperti del settore prevedono che il costo delle case cadrà del 10 percento.

_4. Bye Bye GB _

Anche l’industria britannica è rimasta basita dal risultato del referendum.

Aumentano le possibilità, e con esse la paura, di vedere case automobilistiche e colossi aerospaziali, come Rolls-Royce e Airbus, trasferirsi all’estero.

Nissan - con base a Sunderland e 7000 dipendenti - sente la pressione della partner Renault per spostare più operazioni in Francia. Inoltre, la Brexit potrebbe causare un freno nella produzione di nuovi modelli Nissan in Sunderland, colpendo la leadership globale del Regno Unito nello sviluppo di auto elettriche. Anche Volkswagen sta guardando verso Dresda o Slovacchia.

È importante sottolineare che l’industria automobilistica in GB ha sempre tratto grandi benefici dagli alti livelli di Investimenti Diretti all’Estero (FDI)- in particolar modo negli ultimi 30 anni. Questo accadeva perché molti produttori asiatici (soprattutto giapponesi) vedevano la GB come la testa di ponte al mercato singolo europeo.

5. Sgretolamento del Regno 27564764112_da92d0d8cf_o

La Scozia si prepara per un secondo referendum di indipendenza dal Regno Unito.

La Spagna coglie l’attimo per reclamare i suoi diritti su Gibilterra (anche se ho chiesto a inglesi e spagnoli, e a nessuno importa di Gibilterra…)

Sinn Fein chiede un referendum per l’unificazione d’Irlanda e Marty McGuinness, primo ministro del Nord d’Irlanda, è indignato dalla noncuranza nei confronti della maggioranza ‘remain’ espressa dal popolo della regione.

6. Frexit, Nexit, Czexit?

Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale, è convinta che il Regno Unito abbia dato inizio a un effetto domino inarrestabile. Con il 61 percento di francesi contro l’UE, Le Pen ha già promesso un Frexit referendum, se dovesse essere scelta come Presidente nelle elezioni della prossima primavera.

In Olanda, il 53 percento dei locali vuole una Nexit, mentre il 48 percento degli italiani vorrebbe uscire dall’UE – secondo i recenti sondaggi. Ce la farà la Lega Nord (ampiamente definita dai giornali internazionali come ‘the xenophobic Northern League’…) a dar vita a un Italeave? E non ultimo, il Primo Ministro della Repubblica Ceca, Bohuslav Sobotka, spinge per un’uscita di Praga dall’Unione – sarà Czexit la prima?

7. Espatriati Inglesi e calo delle pensioni

Si parla spesso (se non solo) dei migranti dell’UE che vivono nel Regno Unito; quelli che secondo Farage rubano lavoro e benefits ai locali. Tuttavia, è per l’ 1,3 milioni di britannici che vivono nel Continente che la Brexit rappresenta una minaccia.

Con la sterlina in caduta contro l’euro, molti stanno subendo un crollo nei loro investimenti e nelle pensioni – da aggiungere una diminuzione sostanziale dei sussidi di cui usufruiscono. Mentre i pensionati prevedono tempi duri, i più giovani sono preoccupati del fatto che le chance lavorative diminuiranno, se dovesse esserci bisogno della Visa per poter lavorare.

_27807407752_ae85ab5632_q 8. Aumento della Migrazione _

Inutile nasconderlo, la gran parte dei sostenitori del ‘leave’ speravano in un freno all’immigrazione verso il Regno Unito. Tuttavia, devono non aver fatto i conti con i due anni di trattative (saranno di più?) che li distaccano dall’effettiva uscita dall’Unione.

Oltretutto saranno contenti di sapere che un picco di immigrazione dai paesi dell’UE rappresenterà una delle prime conseguenze della Brexit. Ebbene sì, nei prossimi mesi un alto numero di europei cercherà di entrare in GB, prima che severe restrizioni sull’immigrazione vengano imposte.

Negli ultimi anni è stato dimostrato che l’annuncio di restrizioni alle regole di immigrazione hanno impennato i nuovi arrivi, prima che cambiamenti legislativi entrassero in vigore. Gli esperti si aspettano lo stesso scenario con la Brexit.

9. Blocco delle assunzioni e dei consumi

La verità è che le vittime della Brexit stanno già subendo le conseguenze del voto e gli effetti negativi della recessione. Ne risentono soprattutto start up e Piccole Medio Imprese (PMI), le quali stanno bloccando le assunzioni e guardano oltremanica per nuovi investimenti e crescita del business.

I primi segni della recessione si vedono già: il gruppo immobiliare Foxtons Plc ha assistito a un crollo del 20 percento delle sue azioni, dopo che è stato annunciato che il prezzo delle case a Londra si abbasserà. I consumatori tagliano le spese e si dà il via al calo di prenotazioni di voli per EasyJet e Ryanair.

10. Fantapresidenziali Ottobre - Novembre 2016  27764251955_321fd391ca_q (1)

Boris Johnson Primo Ministro Britannico e residente a 10 Downing Street.

Donald Trump Presidente degli Stati Uniti d’America e capo alla Casa Bianca.

 

Can’t wait…

 

 

 

 

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