Back

10 punti chiave per capire cos’è il Rapporto Chilcot

27845695480_532f4fd00a_zMercoledì 6 Luglio è stato pubblicato il lavoro della commissione d’inchiesta sulla partecipazione britannica alla guerra in Iraq. L’allora Primo Ministro Tony Blair oggi si difende e si scusa per quella che è stata una decisione “dolorosa e difficile, ma fatta in buona fede”

27511523604_70044109a7_zL’invasione dell’Iraq, da parte delle forze statunitensi e britanniche, causa la morte di centinaia di migliaia di Iracheni e di 179 soldati britannici, negli anni trascorsi fra il 2003 e il 2009.

Baghdad viene assediata, ma il conflitto fra Sunniti e Sciiti si fa ancora più aspro, aggravato dai bombardamenti dell’Isis. E’ così che nel 2009 il primo ministro inglese Gordon Brown (in carica dal 2007 al 2010) annuncia l’avvio di un’inchiesta sulla guerra in Iraq.

Sette anni dopo, Sir John Chilcot è pronto per pubblicare il suo rapporto. In più di due milioni e mezzo di parole - quattro volte la lunghezza di ‘Guerra e Pace’ di Tolstoj – la commissione, che ha esaminato 150 mila documenti e ascoltato più di cento testimoni, tenta di definire la verità su uno dei capitoli più controversi della storia britannica.

Ecco i dieci punti focali evidenziati dal Rapporto Chilcot

  1. La Gran Bretagna ha scelto la strada dell’invasione prima di aver considerato ogni opzione pacifica

“Siamo arrivati alla conclusione che la GB abbia scelto di invadere l’Iraq, prima che le opzioni pacifiche per il disarmamento fossero esaurite. L’azione militare, all’epoca, non era l’ultima spiaggia.”

  1. Blair ha deliberatamente esagerato la minaccia presentata da Saddam Hussein

L’allora Primo Ministro britannico ha trascurato gli avvertimenti riguardanti le possibili conseguenze di un’azione militare, affidandosi in maniera eccessiva alle sue convinzioni, anziché alle valutazioni dell’Intelligence Service.

  1. “Sarò dalla tua parte, qualunque cosa accada”

Blair ha scritto a George W Bush, otto mesi prima dell’invasione dell’Iraq, offrendo il suo incondizionato supporto per la guerra – ben prima che gli ispettori delle armi delle Nazioni Unite completassero il loro lavoro.

  1. Insoddisfacenti le circostanze che hanno portato alla guerra

Chilcot sostiene che la decisione del governo Blair di invadere l’Iraq sia stata presa sotto circostanze che erano “lontante dall’essere soddisfacenti.” L’indagine non ha ancora preso una vera posizione sulla legalità della guerra, ma ha espresso una valutazione di condanna per quanto riguarda le motivazioni.

  1. Bush ha ampiamente ignorato i consigli che gli erano stati dati per affrontare il dopo-guerra

L’indagine critica il modo in cui gli USA abbiano demolito l’apparato di sicurezza dell’armata di Saddam e definito l’invasione un “fallimento strategico.”

  1. La minaccia da parte di Saddam non era imminente

La commissione di Intelligence britannica credeva che l’Iraq avrebbe necessitato di cinque anni di tempo prima di poter produrre sufficiente materiale fossile per le armi. Iran, Nord Korea e Libia erano considerate più pericolose in termini di armi nucleari, chimiche e biologiche.

  1. Le agenzie di Intelligence britanniche hanno fornito “informazioni errate”

Il rapporto Chilcot ritiene che una gran parte di informazioni rilasciate dall’Intelligence britannica fosse “errata”, per quanto riguarda il possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam. Tuttavia, questa rappresentava all’epoca la giusta scusante per cominciare una guerra.

  1. Le relazioni fra GB e Usa non sarebbero state compromesse se il Regno Unito si fosse rifiutato di andare in guerra

Chilcot nega l’ipotesi che la GB avrebbe perso influenza diplomatica se non avesse accettato di accompagnare gli Stati Uniti nella guerra in Iraq.

  1. Il Governo non disponeva di un piano post-invasione

Chilcot sostiene che Blair non avesse previsto nulla – non uno scenario post-invasione, né “la migliore delle ipotesi.” Come per esempio, che le forze USA e quelle delle Nazioni Unite avrebbero potuto lavorare insieme per garantire una relativa sicurezza.

  1. La GB non ha raggiunto i suoi obiettivi in Iraq

Chilcot sostiene che nel 2009, quando le forze britanniche vennero ritirate dal territorio di guerra, Downing Street si trovava ad affrontare quello definito come un fallimento strategico. Oltretutto, la situazione a Bassora era tragica, con discussioni intorno al petrolio e corruzione all’interno dei ministri Iracheni.

Non venne trovata alcuna prova che Saddam possedesse Armi di Distruzione di Massa e i sei anni di occupazione da parte della GB hanno dato scarsi risultati.

Comments

Comment by In ordine di entrata: El Corregidor, Hortensio on 2016-07-17 15:00:11 +0000

Punto 6: “materiale fossile…"
EC lascia stare, non è importà
Ma come non è importante! “Materiale fò
Ti dico lascia stare, si capisce lo sté
E allora io cosa ci sto a fare qua, eh! la bella statuina?
Bella, insomma …
Ochei, se non hai altri argomenti procedo
Ma fai un po' come ti pare, basta che stai sul dubitatì
NON NE HO, DI DUBBI!
Non ne dubitavo. Poi però cùrati, eh, ché diventi peso
Cmq forse hai ragione, di solito ci vado giù troppo piatto.
Allora: punto 6: “materiale fossile”, forse era “materiale fissile”?
Salù

HEM!
“Hem”, cosa?
Ricordati di concludere con una nota positiva

Dici?
Dico

Gr … gr … grazie per l’articolo, son cose che bisognerebbe tenere presenti sempre.

Ehm …
COSA C’E' ANCORA?
I saluti. Ti stai dimenticando i saluti.
Ma che razza di formalista di mè
Ah, io, eh?


_Saluti

EC

Per commenti, scrivimi ad andrea (punto) idini (at) gmail (punto) com. Static web, no cookies collected.