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Le ragioni di Poletti e di quelli come lui

L’anno finisce e si cercano di tirare le somme a freddo di tante dichiarazioni e avvenimenti passati.

A marzo di quest’anno mi sono trasferito nei pressi di Londra, partendo dal centro Finlandia, seguendo la vincita della Newton Fellowship. Chi mi conosce sa che non sono particolarmente entusiasta del passaggio, ma recenti dichiarazioni del ministro Poletti e altri recenti avvenimenti mi hanno dato particolarmente da pensare.

Ho letto diverse levate di scudi da parte degli Italiani all’estero (

questa fra le più lette e condivisibili). Tuttavia la frustrante realtà è che Poletti, e quelli come lui, credo abbiano in fin dei conti ragione. E non mi riferisco alla banalità della frase espressa ovviamente, ma alla essenza della loro persona.

Perché sì, è verissimo: Giuliano Poletti a Dublino non troverebbe lavoro come cameriere con quel suo CV striminzito e quell’atteggiamento da snob condito con crasta ignoranza. Eppure, in Italia, Poletti col tempo riesce a saltare dalla piccola Legacoop Imola quasi direttamente a quella nazionale, e per finire dalla gestione delle cooperative a Ministro. Nonostante ciò, lascia un buco di bilancio per centinaia di milioni e rimane ancorato alla sua posizione dopo queste esternazioni e dimostrazioni di incompetenza retorica.

Poletti non è di certo l’unico caso di incompetenza al potere, non solo politico. Solo per citare casi eclatanti e recenti, Carmine Finelli è stato ultimamente colto in flagrante con 9 casi di plagio accademico. Fra questi il più odioso pensabile: bocciare un articolo a un collega in peer review anonima per poi spacciarlo per proprio. Nonostante la frode scientifica è stato comunque promosso a primario presso l’azienda ospedaliera Stella Maris Mediterraneo.

E per chi pensa che questo sia un malcostume italiano e riservato alle baronie politico/accademiche: nella meritocratica Silicon Valley l’ex direttore operativo di Yahoo è stato licenziato per incompetenza dopo 15 mesi di lavoro con una buonuscita totale di 109 milioni di dollari.

Sebbene ingiusto tutto ciò, un motivo deve per esserci per cui loro riescono e io no! Perché Finelli può copiare 9 articoli e diventare primario e io averne 27 fatti di mio pugno e non essere considerato per ricercatore di primo livello?

Se c’è una cosa che mi ha insegnato l’Inghilterra è il concetto di classe. Ogni paese è diviso in classe sociali, ma qui non nascondono tale differenza come nella tradizione pseudo-capitalista di trattare tutti equamente borghesi (che fa comodo solo a chi borghese non è di certo), al contrario quasi la celebrano. Fra i tanti altri, BBC Lab svolge online il GB Class Survey se volete provare. La classe di appartenenza è definita in modo rigoroso dal benessere economico, culturale e sociale di una famiglia.

Un valore riconosciuto e importante, se non il principale, è quindi costituito dalla rete di contatti e conoscenze, il benessere sociale. Questo è anche uno dei principali motivi per la stratificazione nelle classi sociali: tale rete di contatti è tanto facilmente trasferibile e sfruttabile fra le generazioni quanto beni materiali, ma a differenza di questi ultimi non è tassabile. Vedi ciò che succede per la famiglia Poletti: mentre il padre insulta dal ministero chi si laurea fuoricorso, al  figlio “mancano pochi esami” a 42 anni e guadagna “solo” 1800 euro lavorando part time, anche lui copiando non poco, per una cooperativa sovvenzionata pubblicamente ovviamente.

I contatti, come quelli che permettono ai Poletti di creare il loro feudo, hanno tuttavia una loro zona di influenza. Tranne che per casi eccezionali, difficilmente si estenderanno fuori dal paese natio. Gli espatriati quindi fanno completamente a meno di una delle tre gambe dello sgabello della prosperità (e in generale forse la più importante, non solo per quanto riguarda la prosperità). Come dei novelli Martin Eden, gli emigranti si armano di buona volontà e competenze in attesa di essere riconosciuti. Senza opportuni contatti risulta però oltremodo frustrante costruire qualcosa di veramente meritevole, esattamente come Martin, finendo per essere derisi senza motivo dai membri dell’alta società nonostante gli indubbi meriti oggettivi.

Il costo opportunità relativo ad un trasferimento temporaneo è quindi enorme: si rinuncia a una parte dei propri contatti in patria e alla possibilità di costruirne di nuovi. All’estero si parte da zero e difficilmente si riesce a costruirne di nuovi, stabili e veramente utili, specialmente durante incarichi a breve termine e settoriali come quelli che caratterizzano la ricerca.

A volte lo si fa per incrementare il proprio benessere culturale o economico, ma più spesso siamo proprio sicuri che valga proprio la pena? La critica che Poletti pone, non tanto con le sue parole quanto con il suo essere, è proprio lì. Lui, radicandosi nel territorio, senza metterci un euro di capitale economico e con un bagaglio culturale pari a zero è riuscito a diventare a ministro e a mangiare abbondantemente.

Quello che possiamo fare noi esuli è lamentarci dai Blog in diretta da Londra, Parigi e Berlino, pagando affitti salati e non sempre avendo capito il punto, oppure organizzarci per accumulare anche noi il nostro benessere sociale.

Per commenti, scrivimi ad andrea (punto) idini (at) gmail (punto) com. Static web, no cookies collected.